CENNI STORICI
Del castello di Sprondasino, che oggi si trova nel territorio comunale di Civitanova del Sannio, abbiamo due testimonianze particolarmente importanti : la prima dal Catalogo dei baroni normanni del XII secolo, la seconda relativa alla battaglia di Sessano tra Alfonso d’Aragona e Antonio Caldora del 28 giugno 1442. Dal Catalogo dei Baroni, il registro fatto redigere dal re normanno tra il 1150 ed il 1168 per una leva generale necessaria per formare una grande armata reale sostenuta da tutti gli uomini liberi prescindendo dal loro stato sociale e dal loro rapporto feudale, sappiamo che un certo Matteo, l’ebbe in possesso intorno alla seconda metà del XII secolo: Matheus tenet a domino Rege Sporonasinam quod est sicut ipse dixit est feudum unius militis et augmentum eius est j miles. Una inter feudum et augmentum obtulit milites ij et servientes ij. ... Altre notizie non si conoscono fino alla vigilia dell’epico scontro tra Antonio Caldora e Alfonso d’Aragona alla fine del mese di giugno del 1442. ... Oggi dal viadotto si vede quanto rimane della poderosa torre di difesa esterna al castello di Sprondasino, sul lato sud-occidentale. Ma se si vuole andare alla ricerca delle strutture dell’intera fortificazione, una delle poche sopravvissute alle trasformazioni angioine, ci si deve inoltrare in un densa boscaglia. La parte apicale della collina è stata regolarizzata con una murazione dall’impianto sostanzialmente quadrangolare. I fronti orientale e settentrionale sono conservati quasi interamente per un’altezza media di circa 4 metri. Mentre il lato settentrionale è perfettamente rettilineo, quello orientale è formato da tre tratti che piegano leggermente, probabilmente in conseguenza di difficoltà di regolarizzazione del piano di appoggio. Su questo lato è meglio conservato il semplice apparato delle feritoie basse, mentre è completamente scomparso il coronamento superiore. In corrispondenza degli spigoli si sono creati due varchi. Quello sud-orientale permette di capire che sullo spigolo era realizzata una feritoia d’angolo con asse visivo perfettamente in linea con la diagonale teorica del quadrilatero.
Una seconda feritoia è posta a circa 2 metri. Una terza ad ulteriori 2 metri. Una quarta a circa 6 metri. Una quinta a un livello più alto a circa 5 metri dalla precedente. Un altro varco dovrebbe corrispondere ad un’altra feritoia scomparsa. Sul lato settentrionale, che è meglio conservato nel suo apparato generale e che si sviluppa per una cinquantina di metri, rimane una sola feritoia. ... In quest’area le condizioni generali del terreno, pesantemente sconnesso da eventi naturali, non consentono di capire bene come si sviluppasse nel dettaglio l’impianto planimetrico, ma la sopravvivenza per oltre 16 metri di altezza della parete di una torre quadrata induce a ritenere che la difesa era ulteriormente garantita da un apparato che era in grado di controllare il percorso di avvicinamento che era stato ricavato proprio nella parte più accidentata sul versante occidentale. Di questa torre rimane una traccia imponente nella parete esterna che ancora resiste. Dalle caratteristiche della muratura sembra che la costruzione si stata fatta in due momenti diversi, o perlomeno da maestranze diverse. Si tratta di un edificio realizzato con impalcati a risega con lo zoccolo interno ed esterno per il primo piano che probabilmente accoglieva un solaio in legno. Le riseghe superiori, invece, non hanno corrispondenza interna e fanno ipotizzare che la torre fosse munita di un articolato sistema di impalcati lignei interni che permettevano di raggiungere la parte apicale di cui si è persa ogni traccia.
Bibliografia e Sitografia
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XII sec.
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