CENNI STORICI
Nel periodo intorno al 1320 si colloca la costruzione della Torre di Viarigi, sulle rovine dell’antico castello, quando il territorio venne restituito al Marchese Teodoro di Monferrato da Matteo Visconti. La torre, legata alla proprietà del feudo viarigino, subì diversi passaggi di proprietà a nobili del Marchesato del Monferrato, da Alberto di Solero (1431), ai conti Biglione di Viarigi (1772), mentre, all’epoca dell’ultimo feudatario, Viarigi era già passato a Casa Savoia, con il trattato di Vienna del 1703. A circa metà del 1800, la Torre e l’area attigua passarono alla famiglia Ferraris di Viarigi che le detennero sino al 1939 quando, a seguito di pubblico incanto, la torre, già dichiarata edificio monumentale nel 1908, venne rilevata dal cav. Aldo Todini e alla sua famiglia rimase sino al 1998, quando l’ing. Pietro Bellettato, l’acquistò per farne dono al Comune di Viarigi. Oggi detta “Torre dei segnali”. La costruzione, così come la vediamo oggi, è frutto di stratificazioni di interventi successivi alla costruzione originaria. Il più importante di questi, avvenuto circa a metà del secolo XIX, coincide con la realizzazione di un rivestimento in laterizi, sui quattro lati della torre, al fine di ricoprire e risanare la quinta muraria esistente. Interventi minori sono stati attuati più recentemente: la sostituzione, nel 1967, delle scale interne in legno, con scale in acciaio; purtroppo, quest’ultimo intervento, attuato per rendere fruibile la torre da parte della comunità, fu più dannoso che proficuo alla costruzione che, lasciata incustodita e aperta a tutti, negli anni ’70-’80 del secolo scorso, subì atti vandalici, con la conseguente distruzione del pianerottolo più alto. Oggi la torre non è visitabile in quanto sottoposta a interventi di restauro strutturale e consolidamento del terreno su cui appoggiano le fondazioni del corpo di guardia. La torre è a pianta quadrata, con base di m 5,80 circa, e si innalza per una altezza complessiva di m 26,5. La parte terminale è leggermente aggettante, con quattro comici ad archetto coronate da una merlatura ghibellina “a coda di rondine”. Le murature sono in mattoni pieni, con uno spessore medio di m 1,20 e presentano alcune finestrelle, ad altezze diverse. La copertura della torre è piana e costituisce un terrazzo praticabile. L’ultimo tratto del percorso è costituito da un condotto circolare (a camino) contenente una scala del tipo alla marinara. Le volte della torre sono a botte, con mattoni disposti di piatto e di taglio, in parte crollate e attualmente non percorribili. La torre presenta un unico accesso, a circa 4,4 m di altezza, in corrispondenza di quello che un tempo doveva essere il terrazzino della guardiola. Lateralmente alla torre, costruita in aderenza e senza ammorsamenti nella muratura, esiste una guardiola a pianta rettangolare, priva di copertura. Essa è realizzata in muratura di mattoni e tufo, a pianta quadrata, con lato pari a m 5,8; i corsi di tufo sono alti circa 50 cm, mentre quelli di mattoni sono alti circa 12 cm. Le pareti dell’ edificio terminano con una serie di archetti pensili. Sulla parete est si aprono due porte ad arco e sulla parete ovest una finestra, anch’essa ad arco, di luce di circa 80 cm. Lo spessore delle muratura appare regolare (circa 50 cm). La volta, del tipo a vela, è completamente crollata, mentre rimangono solo tracce dell’ammorsamento nelle pareti. La copertura del corpo di guardia era di tipo piano e costituiva un terrazzo dal quale era possibile accedere alla porta di ingresso della torre. La pavimentazione del terrazzo, di cui rimangono tracce, era in cotto, con strato di sottofondo in coccio pesto. Invece la pavimentazione interna della guardiola non è attualmente visibile. All’interno della guardiola esiste un camino con focolare e una scala metallica, addossata alla parete est, con rampa ad angolo, che termina con un pianerottolo molto ammalorato, anch’esso metallico che rappresenta l’unico attuale accesso.
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