CENNI STORICI
Se si osserva Montemagno dall'alto, non può sfuggire l'andamento irregolare del colle su cui svetta la possente mole del maniero. Verso l'anno Mille, quando il territorio era ancora coperto da estese boscaglie muoveva i primi passi la vicenda storica e umana della Comunità di Montemagno. Il nucleo più antico del paese si organizza su un grande colle (Montemagno) intorno ad un primo luogo fortificato, infeudato ai Marchesi di Monferrato. L'impianto medievale, unico nel Basso Monferrato, ancora oggi ben visibile: dalla prima fortificazione, poi divenuta imponente castello coronato da merlatura ghibellina, si dipartono a raggiera dodici vicoli chiusi dai resti delle mura a disegnare il "recinto vecchio". In base a fonti documentarie si ritiene che la storia del castello abbia le sue origini intorno al 981, quando ancora la sua struttura si limitava ad un mastio circondato da un muro e da un fossato. Dal 1164 il castello è di proprietà del Marchese del Monferrato, in conseguenza di una donazione effettuata da Federico Barbarossa. Nel 1269, durante la guerra di Asti contro il Marchese del Monferrato, il castello viene parzialmente distrutto, e nel 1290 è totalmente raso al suolo. In seguito il castello passa di mano in mano a causa di successioni, vendite e permute. Nel 1700 è avvenuta l'ultima trasformazione del castello che, in parte, lo ha mutato in elegante dimora di campagna, circondata da un parco terrazzato: il castello ora è di proprietà della famiglia Calvi dei Conti di Bergolo» - «Osservato dall' esterno, il castello rivela chiaramente le strutture più antiche e le successive opere di ricostruzione. I muri della scarpa, in alcuni punti altissimi, per assecondare l'elevarsi del terreno sul quale poggia l'edificio, sono, in gran parte, ciò che rimane del primitivo castello che doveva essere un fortilizio più che una residenza signorile. Venne poi la parziale ricostruzione al principio del secolo XIV, e ne fan fede le belle finestre ad arco acuto, con il giro policromo, in cotto e tufo alternati, secondo l'uso astigiano, e la ricchissima e ampia fascia di corona, che si ripete anche in cima alle torri, nella quale predominano un giro di archetti pensili e più strisce di scacchi, e gli altri fregi in cotto, eseguiti con cura, a fogliami e viticci, e parte della merlatura, a coda di rondine. Gli architetti settecenteschi aprirono le finestre rettangolari, costruirono i balconi, rifecero, imitando, ciò che era crollato, e sistemarono l'interno. Superato il ponte levatoio, che sovrasta un profondo fossato, siamo nell' atrio e la settecentesca prospettiva che ci si presenta, non priva di pregi e di eleganza, lascia un po' interdetti, poiché la visione dell' esterno ci aveva proiettati in un ambiente ben diverso, più maschio, più severo.
Bibliografia e Sitografia
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X sec.
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