Palazzo San Gervasio (castello)

CENNI STORICI

La storia del castello.

La costruzione del castello di Palazzo San Gervasio viene tradizionalmente attribuita a Drogone d’Altavilla o al suo fratello e successore Umfredo. Il nucleo primigenio, verosimilmente di fondazione normanna, doveva servire al controllo di una parte della valle del Basento, essendo stato eretto in cima a un colle, a circa 500 metri di altitudine, a dominio di una piana aperta verso il Gargano e la Murgia pugliese. Intorno all’originario impianto fortificato si aggrumò pian piano un piccolo caseggiato, che costituirà successivamente l’embrione del rione oggi chiamato Spirito Santo, dove ancora alla fine del Cinquecento c’era una chiesa dedicata al santo martire Gervasio. In una bolla papale di Pasquale II, databile al 1103, è in effetti nominata la chiesa dei Santi Gervasio e Protasio per la zona della fonte Bandusia, vicino Venosa. L’Ughelli, dal canto suo, riporta un documento del 1082 in cui è nominato un casale Gervasii che viene donato alla potente abbazia venosina della SS. Trinità. Un’altra bolla pontificia di Innocenzo II menziona inoltre per il 1201 un palatium Sancti Gervasii, in evidente assonanza col nome odierno del Comune lucano.

In età sveva, con ogni probabilità il castello andò incontro a delle trasformazioni, per divenire il fulcro monumentale di un paesaggio ameno, ricco di fonti e boschi e particolarmente adatto ai piaceri della caccia: nel suo De rebus gestis Federici II imperatoris eiusque filiorum Conradi et Manfredi Apuliae et Siciliae regum, il cronista napoletano Nicolò de Jamsilla ricorda come Manfredi, reduce dalle battaglie combattute e vinte in Capitanata contro l’esercito pontificio guidato da Ottaviano degli Ubaldini, si fosse ritirato proprio nella dimora di Palazzo San Gervasio, per riprendersi dalle fatiche della guerra. Salvo poi ammalarsi, presumibilmente di malaria, e trascorrere nel palatium regium un periodo di convalescenza non proprio piacevole. In ogni caso, la battaglia di Benevento del 1266 segnò l’avvento degli Angioini nel Mezzogiorno e la trasformazione definitiva della residenza di Palazzo San Gervasio in scuderia per l’allevamento dei cavalli reali, sotto la custodia di Nicola Frezzario di Venosa (un ex scudiero di Manfredi, passato dalla parte dei francesi a garantire la funzionalità del palatium regium et defensas Sancti Gervasii). Ancora nel 1280, un documento cita la maristalla Sancti Gervasii, laddove avrebbe dovuto recarsi il re Carlo d’Angiò in persona, con l’intera sua corte al seguito, dopo i lavori di ristrutturazione predisposti dal 1275.

Col regno di Carlo II lo Zoppo, il castello venne affidato a Filippo di Grandiprato, per poi passare nel 1334 a Bertrando del Balzo, principe di Altamura, regnante Roberto d’Angiò. In seguito, sotto Giovanna I, le difese regie presero a essere trasformate in feudi, secondo un procedimento adottato anche da Carlo III d’Angiò Durazzo e da Ladislao. Pertanto, nel XV secolo la regina Margherita poté acquisire il tenimento di Palazzo San Gervasio, con il relativo castello e la terra di Stigliano. Nel 1434, Giovanna II infeudò il territorio alla nipote e cugina Covella Ruffo, la bellissima moglie del duca Giovanni Antonio Marzano, contessa di Montalto, Squillace e Alife. Stando alle dicerie popolari, Covella era un personaggio eccentrico e stravagante, che non disdegnava di abbandonarsi ai piaceri della carne con uomini bassi e grossi, che assillava i medici affinché le prescrivessero pozioni adatte a conservare fascino e beltà, e che usava starsene per ore e ore appollaiata sugli alberi nei giorni di noia. All’epoca di Ferdinando il Cattolico, il castello di Palazzo San Gervasio tornò alla corte regia di Napoli, per essere concesso a Nicola Maria Caracciolo, marchese di Castellaneta, nel 1507. I numerosi e successivi passaggi di proprietà contribuirono parzialmente a preservare il castello dalla rovina, tanto che nel 1897 il Bertaux poteva descrivere la fabbrica federiciana come ben salda nelle mura, possente nelle torri angolari e dotata di una conformazione architettonica interna chiaramente leggibile nella disposizione del cortile, del porticato per il ricovero dei cavalli e delle scuderie.

    

La struttura del castello.  

Il castello di Palazzo San Gervasio possiede un impianto icnografico quadrangolare, con torrioni d’angolo e un cortile centrale intorno al quale si sviluppano i vari ambienti palaziali, posti su tre livelli. L’impianto e le soluzioni architettoniche del maniero risultano notevolmente compromesse dai rimaneggiamenti che si sono verificati soprattutto nell’ultimo secolo, quando l’edificio è stato usato per alloggiarvi botteghe e ricavarvi abitazioni, dopo aver funto anche da carcere. L’accesso all’imponente fortilizio è marcato da un ampio portale con arco a tutto sesto, piuttosto ben conservato, che attraverso un passaggio scoperto introduce alla corte interna. Intorno al cortile si dispongono dei portici e gli ambienti utilizzati per le scuderie regie. Di fronte all’ingresso, una scalinata esterna consente di salire al primo piano, occupato da una serie di appartamenti che, pur essendo stati risistemati nel corso dei secoli, lasciano a tratti intravedere le antiche coperture piane a travi in legno e le volte a botte. Al secondo piano si trovano invece dei grandi ambienti che denunciano la loro funzione medievale di saloni di rappresentanza. Qui si apriva un bel loggiato a bifore e trifore, che attualmente appare murato, ma che una volta doveva consentire l’affaccio sulla vallata sottostante. Sulle ali del prospetto castellare si notano tuttora i resti di un paio di torri quadrate, poste agli angoli di una possente fortificazione che l’amministrazione comunale odierna ha in animo di ristrutturare e valorizzare in qualità di bene culturale.

Bibliografia e Sitografia
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XI sec.

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