Patù (le “Centopietre”)

CENNI STORICI

«È una singolare costruzione di forma rettangolare composta da cento grossi blocchi tufacei squadrati e situata proprio di fronte all’ingresso principale della chiesa di San Giovanni Battista in Patù. Nel 1873 è stata dichiarata Monumento nazionale di seconda classe. Queste le dimensioni: lunghezza mt. 7.20, larghezza mt. 5.50, altezza mt. 2.60. La copertura è a due spioventi. Due attualmente gli ingressi, uno sul fronte sud e l’altro sul fronte est. La Centopietre è un monumento del IX secolo d.C., però è stato realizzato con monoliti risalenti a Vereto, ovvero con materiale di spoglio di questa antica città messapica. All’origine la Centopietre fu una tomba senza accessi, un monumento funebre, un heroon. Infatti con tutta probabilità venne costruita per accogliere le spoglie mortali del barone Geminiano. Questa la celebre vicenda: Vereto nel corso del IX secolo subiva continui attacchi da parte dei Saraceni che volevano a tutti i costi attestarsi sul Capo S. Maria di Leuca e da qui continuare l’occupazione dell’intero Salento. In aiuto di Vereto giunse un grosso esercito inviato dal re di Francia Carlo il Calvo. Alla vigilia di un terribile scontro tra Cristiani e Saraceni, che avevano preso posizione nella piana di Campo Re ai piedi della collina di Vereto, dai Cento Pietre cristiani venne inviato il Cavaliere Geminiano come messaggero di pace presso il campo nemico; qui il nobile cristiano venne barbaramente trucidato, scatenando così la famosa battaglia del mitico 24 giugno 877, giorno appunto dedicato a S. Giovanni Battista. In questo scontro i Cristiani ebbero la meglio e riuscirono a strappare ai Saraceni il Corpo dell’infelice Geminiano. La Centopietre, così, sarebbe stata costruita in quell’occasione per dare degna sepoltura al martire cristiano. Alcuni secoli dopo, tra il XIII e il XIV secolo, l’heroon è stato trasformato in thémenos cristiano, luogo di preghiera e di meditazione. A questi stessi secoli risalgono gli affreschi in stile bizantino eseguiti sulla parete interna ovest e dei quali ormai restano solo pallide tracce».

Bibliografia e Sitografia
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IX sec.

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