Taranto (Cittadella di Raimondello)

CENNI STORICI

Nel 1404, quando ormai si prospettava lo scontro tra il principe di Taranto e l'angioino Ladislao, Raimondello Del Balzo Orsini, per meglio proteggere Taranto da possibili incursioni esterne, fece costruire la Cittadella. In quell'anno, infatti, secondo la cronaca del notaio settecentesco Crasullo, «ad opera del principe Raimondo e del conte di Soleto, fu incominciata la torre che si trova al principio del ponte di Taranto». Nasceva così, ad ovest della città, verso la strada per Napoli, il grosso mastio quadrato che, più tardi, cinto di mura e fiancheggiato da due torrioni, formò la Cittadella.

La torre chiudeva il ponte di porta Napoli, e si affacciava sulla piazza (al tempo) maggiore della città, la piazza della fontana. Costruita agli inizi del XV secolo, resistette agli assalti dell'uomo e della natura per circa 450 anni. Dopo l'Unità d'Italia, nel 1861, fu utilizzata come Regia Dogana.

La torre fu poi demolita nel 1883 per motivi di "odio verso il medioevo": «Quell'immane massa nera, quello screpolato baluardo, che è la Cittadella, fra non molto non disegnerà più le sue forme titaniche sul cielo della nostra Taranto. I nostri voti sono appagati. Essa non ci ricorderà più i tristi tempi del Medio Evo, tempi di lotte, di sangue e di barbarie, allora quando ogni città era un piccolo regno chiuso, isolato, dominato dalla tirannia d'un signorotto, allora quando l'Italia era straziata dal feudalesimo [...]; fu innalzata per chiudere la città da quel lato, la si atterra per scovrire la città da quel lato. Aria, spazio vogliamo! A terra i baluardi che servivano alla tirannia dei signori e che significavano forza e potere: la forza e il potere che aborriamo. Ora non si ha più bisogno di torri e merli, ora che la febbre di libertà brucia».

Dell'intero complesso, infatti, solo una delle torri cilindriche poste al lato del mastio era, a fine Ottocento, pericolante, e dopo l'alluvione del 1883, insieme al vecchio ponte bizantino, cadde anche questa torre, liberando la città dal «pericolo» imminente. Rimase in piedi la torre quadrata, ormai isolata dopo la demolizione del torrione della catena e della parte superiore del bastione del porto.

Le condizioni del mastio non erano però tali, secondo lo storico delle fortificazioni tarantine Speziale, da giustificarne l'abbattimento, tuttavia prevalsero ragioni di tipo elettorale, e si iniziarono i lavori di demolizione: «Era sempre stata modesta la vita della vecchia torre ed in carattere colla sottostante piazza del mercato che, colla fontana e gli abbeveratoi, era luogo di traffico, di sagre e di fiere. Aveva fatto il suo dovere la cittadella e aveva resistito bene all'assedio di Ladislao quand'era fresca fresca, giovane di tre anni e incrollabile a quella specie di cannonate come se ne sparavano allora; poi aveva avuto una sua vecchiaia davvero placida, senza disturbi, né scosse, né affanni. Il vecchio mastio era sempre stato né più né meno che un corpo di guardia per la sorveglianza della Porta di Napoli e per la tutela dell'ordine là in piazza, con pochi, pochissimi soldati per chiudere al tramonto la porta, per sedare qualche alterco [...]; poi la gente, col poeta locale, andava a fantasticare: Nel silenzio delle sere,/ col fischiar delle bufere,/ quanti spettri ne' sudari,/ negli androni solitari/.. La volevano drammatizzare per forza, e la demolirono senza ragione, per odio al medioevo. E fu sciocchezza e malvagità grande».

 

Bibliografia e Sitografia

G. C. Speziale, Storia militare di Taranto negli ultimi cinque secoli, Bari 1930, rist. 1979, pp. 234-235.

Dall'articolo La Cittadella, in «La sferza», anno II, n. 13, 7 ottobre 1883.

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