Venezia (torre di Porta Nuova)

CENNI STORICI

Sono molte le ragioni che fanno della Torre di Porta Nuova un oggetto speciale, pur nel contesto di un ricchissimo panorama architettonico qual è quello di Venezia. L’edificio ha un notevole valore storico e possiede, al tempo stesso, una consistente valenza strategica che si riallaccia sia al periodo in cui è stato costruito, sia alla fase recente in cui è stato restaurato. La torre fu realizzata dagli ingegneri napoleonici in vista di una radicale trasformazione dell’Arsenale, dei suoi flussi in entrata e in uscita. Per la prima volta i vascelli, una volta varati, non dovevano più seguire un complicato percorso che conduceva alla “porta d’acqua” sul rio dell’Arsenale; in quell’occasione le galere dovevano essere disalberate per poter passare sotto il ponte. Come ha ben dimostrato Ennio Concina nel suo insuperato studio sulla storia del grande complesso, questo progetto di “inversione dei flussi” era stato a lungo proposto ma non aveva mai avuto esito per le resistenze e le inerzie legate ad un ciclo di lavorazione che nel tempo non aveva subito sostanziali mutamenti. Saranno gli ingegneri e gli amministratori francesi ad assumersi l’onere di una scelta a lungo rimandata, nonostante la brevità del loro dominio che va dal 1806 al 1813. Una volta presa la decisione di aprire la nuova “porta da mar”, le imbarcazione potevano uscire direttamente in laguna; da qui, grazie all’escavo di un nuovo canale, potevano raggiungere la Bocca di Lido e quindi il mare aperto. Situata vicino alla nuova via d’uscita, la Torre di Porta Nuova veniva dunque a rappresentare simbolicamente e materialmente l’inizio di una fase di rinnovamento dell’Arsenale veneziano. In questo consisteva il suo valore strategico. Quando fu inaugurato nel 1813, il manufatto costituiva l’ultimo, decisivo passaggio lungo una nuova traiettoria tecnologica che dall’iniziale lavoro dei marangoni e dai maestri d’ascia portava fino alla predisposizione del prodotto finito. La torre serviva in particolare ad armare il vascello: era stata infatti concepita per contenere una “macchina ad alberare”, ovvero una gru che permetteva di installare la necessaria alberatura nel guscio ligneo. Si trattava certamente di un complesso dal carattere eminentemente utilitario, dove le componenti legate alla costruzione prevalevano sugli aspetti architettonici: il tratto saliente gli veniva infatti conferito dalle grandi murature in laterizio abbinate ai grandi archi ogivali. Gli elementi di decoro si limitavano alle bugne in pietra da taglio, situate agli angoli del volume e alle volte della facciata. Tuttavia, per la sua stazza e per la sua posizione, la nuova torre acquistava rilievo ed evidenza nel panorama di un Arsenale rinnovato: già nel breve periodo però al peso visuale e simbolico non corrispondeva un’equivalente valenza tecnologica, depotenziata prima dalla partenza degli ingegneri francesi, poi dal processo di innovazione tecnica. A testimoniare la sua rapida obsolescenza è la gru idraulica Armstrong, Mitchell & Co la quale sorge proprio di fronte alla torre: importato direttamente dall’Inghilterra, il grande dispositivo metallico viene qui installato tra il 1883 e il 1885. Le viene assegnata la medesima funzione a suo tempo svolta dalla torre ovvero armare il vascello. ...» (testo di Guido Zucconi, in occasione del recente restauro della torre e del Premio Torta 2011

Bibliografia e Sitografia
Articoli di approfondimento

CITTÀ

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EPOCA

XIX sec.

STATO DI CONSERVAZIONE

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