Andria (resti del castello normanno-svevo)

CENNI STORICI

Il primo nucleo del castello di Andria fu costruito dai Normanni nell’ambito del processo di “incastellamento” dagli stessi attuato durante e dopo la conquista dell’Italia meridionale. Ubicato in corrispondenza del punto più alto della città, nei pressi della porta omonima (demolita nel XIX secolo), la struttura normanna originaria doveva consistere probabilmente in poco più che un palazzo fortificato (dongione) costruito a ridosso del ciglio delle mura.

Nel periodo svevo il castello fu ampliato con la costruzione di una imponente torre quadrangolare, il cui lato esterno misura circa 15 metri, protesa verso l’esterno, con il lato ovest appoggiato alla cinta muraria. Il tratto inglobato di quest’ultima è visibile all’interno. La torre è dotata di una sortita in direzione dell’attigua porta detta “del Castello”, per consentire di sorprendere sul fianco eventuali assalitori della porta. Verso il 1239-40, quando le spese per la guerra nell’Italia settentrionale imposero una riduzione della frenetica attività edilizia nel Meridione, esso compare nello Statutum federiciano sulla manutenzione dei castelli di pertinenza regia.

Successivamente, probabilmente in periodo aragonese, a seguito dell’aumentata potenza distruttiva delle armi da fuoco, la torre sveva fu inglobata in un baluardo poligonale con muratura esterna configurata a scarpa. Inoltre, per renderla meno esposta al tiro delle artiglierie, la torre fu ridotta in altezza. Nel contempo il castello fu ampliato verso Sud con la costruzione di alloggiamenti militari. Successivamente, in epoca imprecisata a partire dal XVI secolo, gli alloggiamenti militari furono trasformati in mulini dalla famiglia Carafa, ultimi duchi di Andria. Il castello non ebbe altre trasformazioni sostanziali sino al 1799, quando fu utilizzato per l’ultima volta dagli andriesi che, dalla sommità del bastione poligonale, cannoneggiarono i francesi durante la battaglia del Venerdì Santo, conclusasi con la capitolazione della città.

Venuta meno la sua funzione militare, verso la prima metà dell’800 la struttura originaria normanna divenne proprietà privata e trasformata in abitazioni civili. Il bastione poligonale e parte della zona dei mulini, invece, rimasero di proprietà dell’Università. Nel 1810 il bastione risultava adibito a deposito di salnitri. Successivamente, nel 1827, il bastione fu trasformato il sede del corpo di guardia urbano: una porta aperta a forza attraverso lo spessore murario reca nel cartiglio di chiave l’iscrizione «Custos Domus 1827». Successivamente l’intera struttura, compresa la zona dei mulini, è divenuta di proprietà privata. Nella seconda metà del XIX secolo la parte a nord del bastione è stata demolita per la costruzione di un edificio civile. Quello che resta del castello svevo-aragonese è oggi incastrato tra un palazzo tardo ottocentesco a sinistra, costruito sull’area delle fossate, ed un palazzo contemporaneo sulla destra.

Bibliografia e Sitografia
Articoli di approfondimento

CITTÀ

REGIONE

EPOCA

XII sec.

STATO DI CONSERVAZIONE

Discreto

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