CENNI STORICI
Castellania, attuale capoluogo, era formata da due parti: Baselica e Lungagnano. Nel primo nome si vuole intravedere un'origine romana (Basilica), ma l'ipotesi pare poco verosimile. è citata, per la prima volta, nel 1311. Lugagnano è tra le località confermate da Federico II a Tortona (1220). Negli atti del XIII secolo sono citate pure le località di Mossabella e Sant'Andrea. L'attuale nome di Castellania deriverebbe dal Capitano Castellino, che sposò l'ultima discendente dei Rampini. Ma i documenti antichi ci parlano, soprattutto, di Sant'Alosio, una splendida fortezza con castello: era cinto da due ordini di mura e le torri, ancor oggi visibili, ma in uno stato di deplorevole abbandono, erano i principali punti di collegamento per le segnalazioni ottiche con le altre torri della comunità del Vescovado, a cui questo territorio apparteneva e come tale ne seguì le vicende storiche. Una strada, detta appunto "del Vescovado" o "dei feudi" collegava, attraverso i vari centri della collina sotto il potere temporale del Vescovo, Tortona a San Biagio e, quindi, a Sant'Alosio. Nel XV secolo la località fu data dal vescovo in feudo ai Rampini, che ne ebbero il possesso fino alla soppressione del feudalesimo. In questo periodo Sant'Alosio conobbe un'epoca di grande splendore. Qui nacque Enrico Rampini, uomo di somma pietà e studio, che fu Vescovo di Tortona, quindi di Pavia e di Milano, infine passò a Roma, nominato Cardinale. è sepolto nella basilica romana di San Clemente. Sant'Alosio diede i natali pure a Marziano di Tortona, che fu precettore e consigliere di Filippo Maria Visconti. Fu un uomo tra i più colti del suo tempo e di lui rimane un famoso gioco di tarocchi, che pitturò su pergamena. L'attuale comune è costituito dagli antichi nuclei abitati di Baselica e Longagnano, un tempo entrambi soggetti al vescovato di Tortona, contrariamente alla località Castello, che faceva parte, invece, del distretto della città. Un fortilizio, in collegamento visivo con gli analoghi manufatti di Bavantore e Sorli, doveva elevarsi da tempo immemorabile in S. Alosio, sulla vetta di un cocuzzolo a 505 m. s.l.m., per dominare da un lato le valli Ossona e Grue e dall'altra quelle dei rii S. Biagio e Castellania. Sappiamo che gli abitanti del luogo, da più di 100 anni, erano tenuti a far la guardia giorno e notte al castello, suddivisi per squadre, così come a tener puliti i fossati del maniero ed a prestare la loro opera nelle necessarie incombenze di manutenzione (1391). Il castello serviva da residenza alla famiglia feudataria: un atto del 27 novembre 1418 risulta stipulato in Castro Sancti Alosij in domibus spectabilis viri domini Urbani et fratrum del Sancto Alosio, filiorum quondam domini Francisci. Il privilegio di Lodovico Sforza del 5 dicembre 1496, che riconfermava i precedenti diplomi a loro favore, fa ancora riferimento al castello o fortilizio di S. Alosio, che sorgeva in loco satis sterili, per cui i Rampini avevano dovuto sostenere non poche fatiche per mantenerlo e conservarlo a vantaggio della famiglia ducale di Milano. Dell'antico maniero rimangono, tutt'oggi, ben visibili, sulla vetta del monte, due tronconi di torre a pianta quadrata di circa 4 mt. per lato, originariamente alte più di 20 mt., ma inopinatamente abbassate negli anni scorsi (1948) a scopo di consolidamento, insieme con tratti dell'antica cinta muraria. La tipologia delle due torri, in pietra locale, accuratamente squadrata, comune a tutto il Monferrato alessandrino, è sicuramente attribuibile al sec. XIII: singolare è anche l'abbinamento di due elementi fortificati identici, l'uno dirimpetto all'altro. La torre più a sud, in peggiori condizioni di conservazione, è diroccata sin quasi a metà altezza e presenta piccole feritoie. L'altra, meglio conservata, dispone di più ampie aperture e di un coronamento ad archetti, sulla sommità.
Bibliografia e Sitografia
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XV sec.
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