CENNI STORICI
Non è stato possibile trovare documenti che attestino con certezza l'esistenza di un castello in Sardigliano; alcune citazioni, però, ci portano a confermare la presenza di un antico maniero o casa fortificata. Risultavano cenni di questa struttura nell'ordine relativo all'abbattimento di tutte le fortificazioni, emanato al tempo dei Visconti. In questo documento però non sono specificate né la collocazione né la consistenza del fortilizio. Avvalorando l'esistenza dell'attuale toponimo, il castello potrebbe essere stato ubicato nella parte alta del paese, dove anche la via prende questo nome. Per sopportare gli attacchi di eventuali nemici e per essere "difendibile", la costruzione avrebbe dovuto essere dotata di poderose mura difensive, le cui vestigia, inevitabilmente, sarebbero giunte fino ai giorni nostri o, perlomeno, sarebbero state ricordate in anni posteriori su documenti, testi o cronache. è necessaria pertanto molta cautela nel formulare supposizioni. Ci è parso importante non sottovalutare la testimonianza di alcuni anziani del paese che ancora ricordano di aver sentito dai loro "vecchi", racconti sulla presenza in quella zona di cumuli di sassi. Secondo le leggende paesane essi appartenevano al "castello" e furono utilizzati successivamente per la costruzione di molte case del centro storico e della strada che porta verso la chiesa della Tragetta. In tempi successivi si citava un edificio occupato dai Rampini, sulla cui facciata era dipinto il loro emblema o arma di famiglia. Particolarmente interessante risulta la differenza tra lo stemma originario dei Rampini e quello utilizzato in Sardigliano, che prevede l'adozione del falchetto sull'ala sinistra dell'aquila, quasi a simboleggiare una casata affine, ma distinta da quella madre dei Rampini di Sant'Alosio. Giovanni Barattini, pittore del luogo, a cui venne affidato il restauro dello stemma da Urbano IV alla fine del XVI, testimoniò di aver rinnovato le insegne "ad domum dictorum de rampinis videlicet Aquilam unam integram adimplentem totum campum cum corona in capite et un falchetto sopra l'ala sinistra et in campo e rosso et bianco", cioè con un'aquila coronata con un falchetto sopra l'ala sinistra in un campo rosso e bianco. L'edificio che, verso la metà del XVII secolo, passò per eredità dai Rampini ai Conti Gambarana, venne, probabilmente, in parte abbattuto tra la fine del '700 e l'inizio dell'800, come citato dal Casalis: "Fuvvi i questi ultimi tempi diroccata un'ampia magione a guisa di castello che apparteneva alla famiglia Gambarana ora estinta". Non ci sono atti che lo documentino ma è possibile ritenere, anche se non dimostrabile, che tale edificio fosse ubicato vicino all'attuale ponte sul rio Predazzo, in considerazione della posizione facilmente difendibile: all'epoca, infatti, non esistevano né il ponte né la strada, ma soltanto uno strapiombo; altri elementi da non sottovalutare, erano la vicinanza alla Chiesa, nella cui parte posteriore si trova ancora un antico arco murato, né l'omonima corte dei Rampini con il suo ingresso.
Bibliografia e Sitografia
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IX sec.
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