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Microstorie

Dolomiti lucane tra volo dell’Angelo e sposalizio del Majo

Cartoline dalle province lucane

Nel cuore della Basilicata, si levano imponenti le Dolomiti Lucane, con spettacolari guglie e sagome dalle forme inusitate. È lo scenario che racchiude i borghi di Castelmezzano e Pietrapertosa, e gli attrattori turistici: il Volo dell’Angelo, la Via Ferrata e il Ponte Nepalese.

In questi due splendidi borghi, si ha la possibilità di girare tra le abitazioni, incastonate tra le rocce, di fare suggestive escursioni storico-naturalistiche, di degustare i prodotti locali ma soprattutto godersi lo splendido panorama circostante da una nuova visuale, insolita ed emozionante. Agli occhi del visitatore, infatti, si presenta un panorama che di norma è «privilegio delle sole creature alate». Il punto di forza è la valorizzazione del Territorio, con un ricco affresco che fonde storia, paesaggio, tradizione e offerta turistica, offrendo al potenziale visitatore una panoramica avvincente. 

Castelmezzano (Castrëmënzànë), comune di 977 abitanti a 900 metri sul livello del mare in provincia di Potenza, nel 2020 ha ricevuto la bandiera arancione dal Touring Club Italiano. Inserito nel circuito dei “Borghi più belli d’Italia”, è definito come «l’anfiteatro delle Dolomiti lucane». È un piccolo gioiello incastonato tra le maestose Dolomiti lucane.

Qui la natura domina: boschi fitti, pareti di roccia grigia e un paesaggio che, al calar della sera, sembra avvolgere il paese in un cono d’ombra misterioso. Il collegamento al Parco Regionale di Gallipoli Cognato e alle attività all’aria aperta (trekking, mountain bike, arrampicata, pesca) ne rafforza il valore naturalistico.

Location per film e spot

Un  luogo davvero unico, che ha destato l’attenzione dei media internazionali: nel 2007, la rivista statunitense “Budget Travel” di Arthur Frommer incluse Castelmezzano tra le più belle località del mondo di cui non si era mai sentito parlare («The Best Places you’ve never heard of»). Nel 2017, “The Telegraph” lo inserì nella sua lista dei «19 borghi più belli d’Italia». Castelmezzano è una delle location del film “Un paese quasi perfetto” di Massimo Gaudioso e della fiction “Questo è il mio paese”, diretta da Michele Soavi, e girata sul Gargano, con Violante e Michele Placido. Nel 2018 appare nello spot dei giochi olimpici di Tokyo 2020, realizzato dalla Toyota; nel 2019 fa da sfondo per uno spot della Ducati.

Il Volo dell’Angelo

Cosa fare all’aperto? Castelmezzano è un paradiso per gli amanti dell’outdoor: passeggiate panoramiche ed escursioni attrezzate; trekking, mountain bike, cicloturismo; arrampicata sportiva su pareti di roccia; turismo equestre e pesca; raccolta di funghi in autunno.

E’ il Volo dell’angelo, attrattore di nuova concezione, che risponde ad una nuova esigenza e ad un nuovo modo di intendere il tempo libero e lo svago. Un’avventura alla scoperta della vera anima del territorio, che permette una fruizione innovativa del patrimonio ambientale. Un cavo sospeso a 400 metri d’altezza sospeso tra le vette di Castelmezzano e Pietrapertosa fa vivere, in un minuto e mezzo, il brivido del volo sopra le Dolomiti lucane. Adrenalina e panorama mozzafiato: un’emozione unica.

Una storia millenaria

Le origini di Castelmezzano sono datate tra il VI ed il V secolo a.C., quando dei coloni greci, giunti dalla costa ionica, penetrarono nella valle del Basento e fondarono un centro abitato chiamato Maudoro, cioè «mondo d’oro». In epoca longobarda e normanna, dopo le incursioni saracene, la popolazione si rifugia tra le rocce. Tra Pietrapertosa e Brindisi Montagna nasce Castrum Medianum, «castello di mezzo», da cui deriva il nome del borgo.  Dall’anno Mille al Duecento dominano i Normanni, che costruiscono un Castello, oggi visibile nei resti delle mura e in una spettacolare gradinata scavata nella roccia. Dal Medioevo all’Ottocento, il borgo passa dai De Leonardis ai De Lerma, fino alla fine del feudalesimo nel 1805. Dopo l’Unità d’Italia, il tempo è segnato dal brigantaggio e dal dramma dell’emigrazione. Ma la cultura contadina e la forza degli abitanti restano intatte.

Luoghi di interesse

Perfetto per chi cerca una fuga dal turismo di massa, il borgo di  Castelmezzano è rimasto autentico: non hotel invadenti, ma esperienze di “albergo diffuso” e B&B all’interno del centro storico. Tra i monumenti da visitare c’è la Chiesa Madre di Santa Maria dell’Olmo. Eretta probabilmente all’inizio del XIII secolo, ha subito vari restauri. Dopo il terremoto del 1857,  nel 1870 fu ampliata con tre navate, campanile e nuovi altari, grazie anche alle offerte degli emigranti degli Stati Uniti. Custodisce opere d’arte sacra, tra cui le statue della Madonna dell’Olmo e dell’Ascensione e quattro campane datate dal 1666 al 1948.

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La Cappella del Santo Sepolcro è una delle più antiche, di probabile origine bizantina (XI secolo). Luogo tradizionale del Venerdì Santo, ospita la statua lignea della “Madonna dell’Ascensione” legata a una leggenda miracolosa. La Cappella della Madonna dell’Annunziata, forse del XVIII secolo, è situata nella parte alta del paese. Simbolo dei moti risorgimentali del 1860, vi si celebravano riti antichi come il “compare”.

Le tradizioni popolari e la Festa del Majo

Il borgo si racconta con riferimenti alle credenze popolari. Tra i racconti antichi resistono i “magiari”; il “munaciedd” che spaventava i bambini e il “pummunar”,  il lupo mannaro: tracce vive di un folklore antico. Tradizioni e feste sono eventi caratterizzanti, capaci di mobilitare i residenti ma anche di attirare un turismo curioso e rispettoso: il falò del sabato santo (rituale comunitario con musica popolare, “troccole” e legna raccolta dai ragazzi per un grande falò in piazza); la sagra della quagliata (festa rurale della prima domenica di maggio dedicata alla Madonna del Bosco, con musica, giochi e produzione del formaggio tipico); estate castelmezzanese (con spettacoli teatrali, concerti, cinema all’aperto e sagre). Si prosegue il 19 agosto con la festa di San Rocco (solenne processione, banda musicale e fuochi d’artificio in onore del santo patrono).

Ma è il 12 e 13 settembre, durante la festa di Sant’Antonio, che si svolge uno dei riti arborei più spettacolari della Basilicata: la “La Festa del Majo” o “Sposalizio degli alberi”. Clou dell’evento è il trasporto di un lungo tronco di cerro, scelto e tagliato dai boscaioli, e trasportato fino al paese da coppie di buoi. Giunto a destinazione, il tronco viene innalzato dopo aver “sposato” “la cima”, un agrifoglio trasportato a spalla dai giovani più robusti del paese. Il maggio è così pronto per essere “scalato”, in un rituale propiziatorio di fertilità, che si conclude con lo “sparo” della cima da parte dei cacciatori locali.

I sapori del borgo

I piatti tipici aggiungono un tocco autentico all’esperienza del visitatore. A Castelmezzano la cucina è semplice e genuina, con piatti legati alle stagioni e alle tradizioni contadine: i “crostole” (dolce fritto tipico); l’agnello alle erbe; il capretto con patate alla brace; la salsiccia (preparata secondo antichi metodi, legati al ciclo dell’anno agricolo). Il 13 dicembre, in onore di Santa Lucia, si prepara la “cuccia”: un piatto a base di fave, ceci, grano e cicerchie, benedetto e offerto a tutti i presenti.

Teresa Maria Rauzino

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