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“Potere Giudiziario e Politica ” in un libro di Teresa Maria Rauzino

Fresco di stampa il nuovo libro di Teresa Maria Rauzino dal titolo: “POTERE GIUDIZIARIO E POLITICA. Mauro Del Giudice. Il coraggio delle riforme”, Amazon Italia Logistica SrL, Torrazza Piemonte (TO), pp. 235, Ill., prezzo 18,00 €, con prefazione di Giampiero Buonomo.

L’Autrice non nuova a questo genere, avendo già pubblicato due altri volumi su Mauro Del Giudice, affronta ancora una volta l’argomento integrando la figura di questo personaggio distintosi per rigore e rettitudine.

L’ampia casistica di argomenti impone la consultazione di notizie archivistiche integrate dalla trascrizione delle leggi e decreti che determinano una fase importante della vita del personaggio trattato.

Nella prefazione Buonuomo afferma che:

“Il pensiero di Del Giudice si colloca in sequenza con la pretesa universalistica della civiltà giuridica romana, con l’illuminismo dei suoi maestri all’Università di Napoli, con la difesa adamantina della verità, accertata in contrasto con i ministeri della malavita dell’Italia liberale. Quale fosse l’empito ideale del magistrato rodiense lo si vede bene quando le procedure legalitarie, in cui crede, vengono travolte da un impasto tossico di forza e consenso, volto a proclamare un “pensiero unico” che taccia di “Antinazione” il dissenso e comprime il pluralismo politico e sociale”.

L’Autrice nella premessa afferma che:

“Il volume nasce dall’esigenza di ricostruire in modo organico la figura e il pensiero di un magistrato che ha segnato la storia civile italiana con la forza della sua integrità e delle sue idee. Mauro Del Giudice, istruttore del processo Matteotti e voce autorevole del dibattito giuridico del dopoguerra, interpretò il tema del rapporto tra potere giudiziario e potere politico con una lucidità che ancora oggi colpisce per modernità e lungimiranza. Per restituire pienamente la portata del suo pensiero, ho adottato una metodologia che unisce il rigore della ricerca all’attenzione narrativa. Il testo del 1948, Il potere giudiziario al cospetto del nuovo Parlamento, riletto alla luce dei dibattiti dell’Assemblea Costituente, costituisce il centro gravitazionale di questo lavoro. In esso Del Giudice denuncia le interferenze della politica nella giustizia fin dall’Unità d’Italia e propone una visione del ruolo dei magistrati fondata sull’etica del servizio pubblico e sull’indipendenza dei poteri. Le sue analisi non sono semplici riflessioni teoriche: scaturiscono da un’esperienza diretta, maturata in decenni segnati da crisi istituzionali, corruzione, pressioni politiche e infine dalla dittatura fascista. Il lavoro si fonda sull’esame di altre fonti primarie, che comprendono la rogatoria e il memoriale rilasciati da Del Giudice, nel 1944, all’Alto Commissariato per i reati fascisti sulla sua istruttoria del processo Matteotti; il carteggio inedito con Giovanni Conti, che permette di comprendere il ruolo di Del Giudice nella definizione dell’articolo 104 della Costituzione relativo all’autonomia della magistratura; l’epistolario con l’editore Alberto Scabelloni, che documenta il difficile percorso editoriale della Cronistoria del processo Matteotti, illuminando le strategie comunicative dell’autore in un periodo complesso della vita repubblicana. Questi materiali, qui raccolti e contestualizzati, mostrano non solo la coerenza del pensiero di Del Giudice, ma anche il suo impegno operativo nelle riforme. Accanto alle fonti documentarie, i testi di Del Giudice permettono un’ampia ricostruzione del contesto storico-politico del rapporto tra magistratura e potere politico dall’Unità d’Italia fino alla nascita della Repubblica. Sono stati analizzati i condizionamenti esercitati dalla politica sulla giustizia nell’età liberale; il trasformismo e gli scandali giolittiani; ma soprattutto la compromissione della magistratura durante il fascismo e le difficoltà del riordinamento istituzionale nel secondo dopoguerra. Questa cornice permette di comprendere come il pensiero di Del Giudice rappresenti una risposta coerente e argomentata a criticità strutturali del sistema giudiziario italiano.

La ricerca colloca Del Giudice nel più ampio panorama dei riformatori italiani. Il confronto con figure come Luigi Zuppetta e Giovanni Bovio evidenzia la continuità di un filone culturale che ha interpretato la giustizia come fondamento della libertà politica. L’intento del volume è duplice: offrire una ricostruzione accurata, sostenuta da fonti e analisi, e restituire allo stesso tempo la dimensione etica e civile dell’opera di Del Giudice. Il suo contributo non fu solo giuridico: fu un atto di responsabilità verso la democrazia nascente e un invito a vigilare affinché l’indipendenza del potere giudiziario non fosse un principio astratto, ma una realtà vissuta. Affido questo lavoro ai lettori con la speranza che la voce di Mauro Del Giudice, illuminata dai documenti inediti e dalla ricostruzione storica che li accompagna, continui a stimolare una riflessione attuale e necessaria. La sua esperienza ci ricorda che la giustizia è il pilastro della democrazia. Il coraggio delle riforme è un dovere permanente, non un capitolo concluso della nostra storia istituzionale”.

Nel primo capitolo, l’autrice ripubblica integralmente il testo di Mauro Del Giudice del 1948 che ha per titolo: IL POTERE GIUDIZIARIO AL COSPETTO DEL NUOVO PARLAMENTO, diviso nei seguenti paragrafi:

Politica, affarismo e leggi liberticide dell’Unità Nazionale

La caduta della Destra, il Governo Depretis e il trasformismo Depretis e la repressione degli oppositori

Riforma necessaria della magistratura

Da Depretis a Giolitti la corruzione al potere

Gli scandali impuniti e magistrati compiacenti

L’insensibilità morale e il facile oblio La magistratura durante il fascismo

La magistratura dopo il fascismo: nulla di mutato

Post Scriptum. L’eroica pattuglia di magistrati illustri e benemeriti

Il secondo capitolo si intitola:MAURO DEL GIUDICE TESTIMONE DI GIUSTIZIA, con i seguenti paragrafi:

Rogatoria Processo Matteotti

Memoriale Processo Matteotti

Il terzo capitolo ha per titolo:MALFATTORI E BENEFATTORI DELLA GIUSTIZIA, con i seguenti paragrafi:

Lettera all’editore Laterza

Lettera all’editore Sonzogno

Il quarto capitolo è intitolato: I PRECURSORI ZUPPETTA E BOVIO. Con i seguenti paragrafi:

Luigi Zuppetta patriota e giureconsulto

Giovanni Bovio filosofo liberal-radicale

Il quinto capitolo è intitolato:DEL GIUDICE E GIOVANNI CONTI con il paragrafo intitolato:

La Costituente

Il sesto capitolo si intitolo:LA RIFORMA ELETTORALE NECESSARIA con i seguenti paragrafi:

La riforma fascista del 1923 (Legge Acerbo).

La riforma fascista del 1928

Del Giudice e la riforma repubblicana

Il settimo capitolo si intitola: DEL GIUDICE E ALBERTO SCABELLONI, con il paragrafo: Epistolario Scabelloni-Del Giudice.

L’ultimo capitolo prima delle conclusioni riporta due pagine della rivista CRIMEN che nel 1950 pubblicò in 10 puntate La Cronistoria del processo Matteotti di Mauro Del Giudice, pubblicata poi in volume nel 1954 (per i tipi dell’Editore Lomonaco di Palermo) da Alberto Scabelloni.

A conclusione del volume l’autrice mette in evidenza le proprie considerazioni asserendo che:

“Il percorso proposto nel volume consente di restituire a Mauro Del Giudice la collocazione che gli spetta nella storia istituzionale italiana. Egli fu un magistrato-riformatore che seppe leggere con anticipo le fragilità strutturali del rapporto tra potere politico e potere giudiziario. Le sue analisi, maturate in un arco temporale segnato da profonde discontinuità – dallo Stato liberale alla dittatura fascista, fino alla nascita della Repubblica – non rappresentano soltanto una testimonianza storica, ma una riflessione sistemica sulla giustizia come garanzia della libertà democratica. L’esame delle fonti primarie, e in particolare dei testi del secondo dopoguerra e dei carteggi inediti, mostra come Del Giudice non sia un semplice osservatore critico, ma un protagonista attivo del processo di riforma. Il suo contributo alla definizione dell’autonomia della magistratura, culminato nell’elaborazione dell’articolo 104 della Costituzione, si fonda su una concezione etica della funzione giudiziaria, intesa come servizio pubblico sottratto a ogni forma di subordinazione politica. In questo senso, la sua riflessione anticipa questioni che restano centrali nel dibattito contemporaneo, dimostrando la persistente attualità del suo pensiero”.

Queste ed altre sono le considerazioni che l’autrice fa per restituire la giusta visibilità ad un personaggio che si è reso protagonista del suo tempo. Una doviziosa bibliografia, infine, completa il testo collocandolo nel corollario delle pubblicazioni che chiariscono molti aspetti della Storia italiana finora rimasti inediti.

Lucia Lopriore

Il volume, pubblicato da Amazon Logistica, è distribuito sul portale:

https://www.amazon.it/Potere-giudiziario-Politica-Giudice-coraggio/dp/B0GQF8ZF2R

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