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Microstorie

San Paolo Civitate, lungo il sentiero della transumanza

Cartoline dalla Puglia

Un cammino millenario nel cuore della Capitanata dove storia, fede e natura si intrecciano lungo l’antico Tratturo L’Aquila-Foggia Dalle rovine di Civitate, alle tracce albanesi e ai sapori della tradizione pastorale, un patrimonio UNESCO da riscoprire a passo lento

San Paolo di Civitate (FG)

Nel cuore della Capitanata, al confine tra Molise e Puglia, si snoda uno dei più affascinanti tratti del Tratturo Regio L’Aquila-Foggia, noto come «Tratturo Magno». Un cammino millenario, ancora ben leggibile sul terreno, che unisce paesaggi e cultura, ma anche le tracce vive della transumanza, della fede e di antiche città scomparse. La transumanza, riconosciuta nel 2019 come patrimonio culturale immateriale dall’Unesco, non fu soltanto un’attività economica, ma un vero e proprio sistema di vita che generò ricchezza, identità e coesione sociale. Lungo i Tratturi si costruirono borghi, conventi, chiese, palazzi, che ancora oggi testimoniano la vitalità di quei territori. In un’epoca segnata da crisi ambientali e spopolamento, la transumanza si rivela risorsa viva per un futuro sostenibile, in cui passato e innovazione si incontrano lungo le vie del cammini.

Il Fortore e i suoi segreti

Partendo dal Ponte di Civitate, sul fiume Fortore, si attraversa un autentico museo a cielo aperto. Qui il tratturo conserva intatta la sua forma originaria: una via erbosa che racconta secoli di passaggi di greggi e di uomini, di riscatti e di preghiere.

Il fiume Fortore, con il suo lento scorrere, accompagna i primi passi degli escursionisti come Carlo Finocchietti, che nel suo blog «Camminare nella storia» ha descritto magistralmente questo percorso.

Un tempo guado cruciale per i pastori in marcia verso la Puglia, oggi conserva tra la vegetazione le rovine di un antico ponte romano, testimonianza della sua centralità nei traffici dell’Italia meridionale. Sulle rive del Fortore, un percorso naturalistico-didattico costeggia la Riserva naturale e il bosco di San Marzano, guidando i visitatori in un’oasi di biodiversità. Qui, la storia e la natura si toccano con mano, con passeggiate naturalistiche, osservazione della flora e dei percorsi pastorali.

La Taverna di Civitate e la “Pannetta” dei pedaggi (1731)

Sulla riva destra del Fortore, il tratturo incontra uno dei suoi luoghi simbolo: la Taverna di Civitate. Costruita come caserma nel XV secolo per volere di Alfonso d’Aragona, divenne punto di sosta e ristoro per i viandanti e infine stazione per la riscossione dei pedaggi. Oggi in rovina, è visitabile solo esternamente.

Murata accanto al portale, è visibile un’epigrafe del 1731 con le tariffe da pagare per il passaggio di greggi e merci sul Fortore. Il ponte e la “pannetta” relativa non avevano a che fare con la Dogana della Mena delle pecore, ma si trattava di un diritto proibitivo del feudatario, un Gonzaga di Guastalla. Ogni pastore doveva registrarsi e pagare un tributo per accedere ai pascoli di Capitanata.

Un documento di grande valore storico che fissa, tra l’altro, il pedaggio per ogni cento pecore (tre carlini); vacche (cinque); e persino per «salme di cipolle». 

Singolare la precisazione: «per qualsivoglia meretrice non si esigga cosa alcuna».

Luoghi di fede lungo la via della transumanza

Accanto alla Taverna si trova la piccola chiesa rurale della Madonna del Carmine, oggi purtroppo lesionata. Un tempo luogo di sosta e preghiera per i pastori, testimonia la devozione popolare lungo i tratturi.

Poco più avanti, la cappella della Madonna del Ponte è ancora custodita dai fedeli del luogo. Un’altra tappa importante è la chiesetta tratturale della Madonna di Belmonte, legata al culto mariano e all’antico gemellaggio tra i due territori: la Madonna era portata in processione dai pastori abruzzesi di Belmonte del Sannio fino in Puglia.

Torre di Civitate e i resti dell’antica città medievale

Il percorso si fa più impegnativo nei pressi dei colli Liburni. Il tratturo si restringe fino a diventare un sentiero ripido. Ma la fatica è ricompensata: in cima, sull’altopiano a est del paese, si erge la medievale Torre di Civitate, solitaria e maestosa, che domina tutta la valle del Fortore, punto di passaggio delle greggi in arrivo dalla montagna. Un tempo campanile e cripta funeraria, è l’ultimo resto della città fortificata di Civitate, fondata dai Bizantini e fiorente fino al XIV secolo. La città sorgeva lungo il tratturo; la sua decadenza fu seguita dalla trasformazione dell’area in pascoli per le greggi transumanti. Oggi, tra campi e pascoli, la Torre è la sentinella silenziosa di un passato dimenticato.

L’eredità della Daunia, di Roma e degli Albanesi a San Paolo di Civitate

Il Tratturo Magno non è solo Medioevo. Il «cammino» tocca i resti di Tiati, antichissimo insediamento dei Dauni, poi municipium romano col nome di Teanum Appulum. Poche tracce sul terreno, ma il patrimonio è stato raccolto e valorizzato nel Museo Archeologico di San Paolo di Civitate, all’interno del chiostro dell’ex convento di Sant’Antonio da Padova. Un luogo che racconta l’importanza storica di quest’area e il contesto storico-geografico in cui si è sviluppata la transumanza, con sezioni su Tiati/Teanum Apulum, il mondo dauno, la romanizzazione e il Medioevo.

Ma la storia non finisce qui.

Nella seconda metà del XVI secolo, 40 famiglie albanesi di rito greco in fuga dall’invasione ottomana trovarono rifugio nel Sud Italia, stabilendosi anche nel casale di San Paolo, in Capitanata. Provenivano in gran parte da Torremaggiore e Civitate, dove vivevano in condizioni precarie e poco integrate.

Il 17 maggio 1573, grazie a un accordo con il feudatario Cesare I Gonzaga, ottennero il permesso di fondare un nuovo insediamento attorno all’antico monastero di San Paolo. Altre famiglie si aggiunsero negli anni successivi, inclusi i superstiti della decadente Civitate, dando vita a una comunità mista ma solidale, legata alle tradizioni bizantine, frutto dell’incontro tra profughi balcanici e un territorio in cerca di rinascita.

I Gonzaga favorirono l’insediamento, offrendo terreni e autonomia in cambio di stabilità e crescita demografica. Tuttavia, nel tempo, la Chiesa cattolica impose il rito latino, cancellando gradualmente l’identità arbëreshe.

Eventi enogastronomici da non perdere

La Fiera di San Paolo è un evento dedicato a prodotti bio e a km0: asparago, olio, vino, porchetta, vino «Nero di Troia». Ottima occasione per assaggiare prodotti locali, partecipare a cooking class e conoscere la cultura gastronomica del territorio. La Sagra del Torcinello Sanpaolese è invece una festa dedicata al torcinello (interiora d’agnello alla brace). Un’esperienza culinaria autentica, sapori forti e genuini legati alla tradizione pastorale.

Un patrimonio da riscoprire

Il Tratturo Magno è molto più di un sentiero: è una linea del tempo incisa nella terra, che unisce la transumanza alla spiritualità popolare, l’archeologia alla memoria rurale. Lungo queste vie erbose, si è costruita nei secoli un’economia diffusa e sostenibile, una cultura mobile e inclusiva, un’identità territoriale fondata sulla resilienza e sull’incontro. È un’eredità fragile ma ancora viva, che attende di essere camminata, raccontata e soprattutto tutelata. In un’epoca in cui il turismo lento e sostenibile cerca nuovi orizzonti, questo tratto di tratturo, da Civitate a San Paolo, è una via verde che sa emozionare, insegnare e far riflettere. Un viaggio nel tempo che comincia … con il passo di un cammino.

Teresa Maria Rauzino

su “L’Edicola”

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