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La Cattedrale di Foggia

La Basilica Cattedrale di Foggia Santa Maria Assunta in Cielo.

Nel centro di Foggia è collocata la Basilica Cattedrale, in quella stessa zona dove in pieno medioevo fu costruito anche il palazzo imperiale voluto da Federico II del quale restano solo poche vestigia.
Il primo impianto si deve a Roberto il Guiscardo che volle la costruzione, nel 1081, di quello che oggi è la cripta del Succorpo, che doveva custodire l’Iconavetere.
Nel 1172 sulla cripta fu eretta una nuova Chiesa più grande, per volere di Guglielmo II il Buono re di Sicilia. Una serie di studi recenti hanno fatto pensare che la cattedrale sia stata usata come cappella palatina dell’imperatore Federico II e che lo stesso abbia contribuito al suo completamento o rimaneggiamento. La Cattedrale conserva all’esterno buona parte dei raffinati prospetti romanici in pietra squadrata e scolpita, col prezioso cornicione marcapiano decorato con motivi classicheggianti e figure zoomorfe ricco di sculture, molto probabilmente, opera dell’architetto-scultore Bartolomeo da Foggia, lo stesso che avrebbe eseguito alcune opere per il palazzo imperiale di Federico II del quale resta solo parte del portale. Questo testimonierebbe che in epoca sveva la cattedrale potrebbe essere stata rimaneggiata. M. S. Calò Mariani (1980, pp. 254-256).

Molto di quell’epoca è andato perso a causa del forte terremoto del 20 marzo del 1731.
L’attuale edificio all’interno è costituito da un’unica navata a croce latina ed è prevalentemente in stile barocco. Da non perdere un bellissimo crocifisso ligneo realizzato da Pietro Frasa nel 1712 e l’icona Vetere (è un’antica immagine raffigurante la Vergine Kyriotissa o Nicopeia. Di epoca non medievale segnaliamo due angeli reggifiaccola ed alcuni cherubini dell’altare maggiore realizzati nel 1767 dallo scultore Giuseppe Sanmartino lo stesso che ha realizzato il famoso Cristo Velato.

Veduta d'insieme dell'altare maggiore della cattedrale di Foggia.
Veduta d’insieme dell’altare maggiore della cattedrale di Foggia.
L'angelo reggifiaccola di sinistra.
L’angelo reggifiaccola di sinistra.
L'angelo reggifiaccola di destra.
L’angelo reggifiaccola di destra.
L'angelo reggifiaccola di destra, parte posteriore, sulla base la firma dell'autore Giuseppe Sanmartino.
L’angelo reggifiaccola di destra, parte posteriore, sulla base la firma dell’autore Giuseppe Sanmartino.
Il crocifisso realizzato dal chierico milanese Pietro Frasa nel 1712.
Il crocifisso realizzato dal chierico milanese Pietro Frasa nel 1712.

Secondo la tradizione, le origini della città di Foggia risalgono intorno all’anno Mille con il rinvenimento della tavola raffigurante la Madonna Iconavetere, affiorata sulle acque di un pantano nei pressi del quale era stata occultata, avvolta in drappi o veli, forse per sottrarla alla furia iconoclasta), ad essa è dedicata la basilica cattedrale. In questa chiesa furono conservate le viscere di Federico II, di Carlo D’Angiò e di altri illustri personaggi i cui resti andarono persi a seguito dell’evento sismico del 1731.
Sul lato sinistro, esternamente alla basilica è possibile ammirare il portale di San Martino di epoca medievale.

Il 7 gennaio 1285 moriva a Foggia il sovrano Carlo I d’Angiò. Le viscere furono custodite nella cattedrale di Foggia, il cuore a Parigi e le spoglie a Napoli. Lapide commemorativa della morte di Carlo I conservata in una cappella laterale della Cattedrale di Foggia – foto di Alberto Gentile.

La Facciata anteriore

La parte inferiore della facciata è composta da cinque archi, quello centrale è più ampio e contiene il portale più volte modificato. Al di sopra del portale vi era in passato, molto probabilmente un rosone (vedi la ricostruzione del rosone Fig. 13). L’arcatura prosegue anche sui fianchi esterni della chiesa, sul lato Nord sono presenti due semicapitelli con testine dai caratteri regali (fig. 4 e 5).

Parte inferiore della facciata della Cattedrale di Foggia
Parte inferiore della facciata della cattedrale.
Parte inferiore della facciata della Cattedrale di Foggia
Parte inferiore della facciata della cattedrale.

Il cornicione della Cattedrale

Di notevole pregio è il cornicione marcapiano decorato con motivi classicheggianti e figure zoomorfe. Secondo la professoressa M. S. Calò Mariani questo cornicione sarebbe da attribuire al maestro Bartolomeo da Foggia. Calò Mariani (1980, pp. 254-256).

Cornicione cattedrale Foggia
Il cornicione anteriore della cattedrale nel suo insieme.
Cornicione cattedrale Foggia
Il cornicione anteriore della cattedrale nel suo insieme
Il cornicione anteriore della cattedrale metà sinistra.
Il cornicione anteriore della cattedrale metà sinistra.
Il cornicione anteriore della cattedrale metà destra.
Il cornicione anteriore della cattedrale metà destra.
Dettagli del cornicione marcapiano; sono visibili due uccelli lateralmente, un felino ed un bambino e due grossi fioroni.
Dettagli del cornicione marcapiano; sono visibili due uccelli lateralmente, un felino ed un bambino e due grossi fioroni.

Di grande valore artistico sono le due figure poste sulle mensole angolari destra e sinistra della facciata, un giovane ed un vecchio, ritratti nudi mentre sono aggrediti da serpenti e coccodrilli.

Particolare del cornicione: mensola angolare di destra - un giovane imberbe azzannato da due serpenti.
Particolare del cornicione: mensola angolare di destra – un giovane imberbe azzannato da due serpenti.
Cattedrale di Foggia, particolare del cornicione: mensola angolare di sinistra - un uomo barbato aggredito da coccodrilli alati.
Cattedrale di Foggia, particolare del cornicione: mensola angolare di sinistra – un uomo barbato aggredito da coccodrilli alati.

Un capitello delle lesene degli archi laterale della Cattedrale di Foggia presenta un volto di donna. Lato destro della Cattedrale.
Un capitello delle lesene degli archi laterale della Cattedrale di Foggia presenta un volto di donna. Lato destro della Cattedrale.
Un capitello delle lesene degli archi laterale della Cattedrale di Foggia presenta un volto di uomo con corona che potrebbe verosimilmente rappresentare un sovrano. Potrebbe trattarsi di Federico II. Lato destro della Cattedrale.
Un capitello delle lesene degli archi laterale della Cattedrale di Foggia presenta un volto di uomo con corona che potrebbe verosimilmente rappresentare un sovrano. Potrebbe trattarsi di Federico II. Lato destro della Cattedrale.
I capitelli delle lesene e delle paraste angolari sono finemente scolpiti e riprendono i capitelli corinzi.
Sulle paraste angolari di sinistra sono visibili coppie di semicapitelli che costituiscono la decorazione dei lati e presentano teste umane barbute in corrispondenza degli abachi.
I capitelli delle lesene e delle paraste angolari sono finemente scolpiti e riprendono i capitelli corinzi.
Sulle paraste angolari di sinistra sono visibili coppie di semicapitelli che costituiscono la decorazione dei lati e presentano teste umane barbute in corrispondenza degli abachi.

Il portale di San Martino

Sul lato sinistro della cattedrale subito dopo la chiesa dell’Annunziata si trova il portale di San Martino. Questo portale con l’interessante cornicione e le pregevoli sculture sono stati aggiunti o modificati presumibilmente in epoca sveva sempre ad opera di Bartolomeo da Foggia, Calò Mariani (1980, pp. 254-256).

Nel portale si distinguono, nella lunetta superiore un Cristo tra due angeli in volo e sull’arco sono presenti anche due leoni alati, al di sotto si distingue un rilievo raffigurante presumibilmente San Martino a cavallo, secondo alcuni potrebbe trattarsi di Federico II, a sinistra del personaggio a cavallo si trova Sansone in lotta con un leone e a destra un profeta o un alto prelato o San Martino. Nella lunetta collocata nella parte inferiore del portale si distinguono una Madonna con bambino tra due angeli.

Accesso al portale di San Martino. fianco sinistro della cattedrale.
Accesso al portale di San Martino. fianco sinistro della cattedrale.
Il Portale di San Martino collocato sul lato sinistro della Cattedrale di Foggia esternamente,
parte superiore.
Il Portale di San Martino collocato sul lato sinistro della Cattedrale di Foggia esternamente,
parte superiore.
Portale di San Martino, particolare centrale, cavaliere con mantello (secondo alcuni San Martino, per altri Federico II). Foggia.
Portale di San Martino, particolare centrale, cavaliere con mantello (secondo alcuni San Martino, per altri Federico II). Foggia.
Parte intermedia del portale di San Martino, particolare che vede raffigurati la Madonna con Bambino con angeli laterali. Foggia.
Parte intermedia del portale di San Martino, particolare che vede raffigurati la Madonna con Bambino con angeli laterali. Foggia.
Portale di San Martino, personaggio posto a destra per chi guarda, con molta probabilità si tratta di San Martino. Foggia.
Portale di San Martino, personaggio posto a destra per chi guarda, con molta probabilità si tratta di San Martino. Foggia.
Veduta d'insieme del portale di San Martino.
Veduta d’insieme del portale di San Martino.

Secondo Jean-Marie Martin (uno dei più grandi specialisti di storia dell’Italia meridionale nel Medioevo) Federico II ha fatto di Foggia (che non era una vera città) non soltanto la sua residenza, ma anche un centro artistico di spicco.

Reperti provenienti dalla cattedrale conservati presso il museo civico di Foggia

Nel museo civico di Foggia sono conservati alcuni reperti provenienti dalla cattedrale e ritrovati dopo l’evento tellurico del 1731. Si tratta di una colonnina del rosone appartenuto alla cattedrale e di due piccole statue a figura intera di San Paolo e san Matteo.

Due sculture conservate nel museo civico di Foggia risalenti alla seconda metà del XIII secolo provenienti dalla cattedrale, rappresentano da sinistra l'apostolo San Paolo e a destra l'evangelista San Matteo.
Due sculture conservate nel museo civico di Foggia risalenti alla seconda metà del XIII secolo provenienti dalla cattedrale, rappresentano da sinistra l’apostolo San Paolo e a destra l’evangelista San Matteo.

Ricostruzione dell’antico rosone cattedrale di Foggia

Nel museo civico di Foggia è conservata questa colonnina che proviene dalla cattedrale, la colonnina è esposta in questo modo simulando la ricostruzione del rosone cattedrale.
Nel museo civico di Foggia è conservata questa colonnina che proviene dalla cattedrale, la colonnina è esposta in questo modo simulando la ricostruzione del rosone cattedrale.

La Cripta del Succorpo

La cripta è a tre navate su basse colonne ed è ricoperta da volte a crociera gotiche.
Di grande pregio artistico sono quattro capitelli che sormontano le colonne centrali attribuiti da alcuni studiosi a Bartolomeo da Foggia, e potrebbero risalire al XIII secolo, questo testimonierebbe che nella primitiva cripta non ci fossero queste colonne e che, secondo lo studioso Giuseppe De Troia, sarebbero state inserite nella chiesa del Succorpo per volere di Federico II con l’intento di farla a somigliare al “Cenacolo di Gerusalemme” dopo il ritorno dello Svevo dalla Terra Santa. In effetti traspare una certa somiglianza tra la cripta della Cattedrale di Foggia ed il Cenacolo di Gerusalemme.

Vi sono vari affreschi, il più interessante è quello che raffigura Gesù in maestà da poco restaurato del XIV-XV.

Antica foto dell'interno della cripta della cattedrale di Foggia, ben visibili le quattro colonne centrali ed i capitelli.
Antica foto dell’interno della cripta della cattedrale di Foggia, ben visibili le quattro colonne centrali ed i capitelli.
Una foto recente delle colonne con i capitelli.
Una foto recente delle colonne con i capitelli.

L’antico altare è stato eliminato per far posto al nuovo collocato al centro del piccolo presbiterio.

Sono visibili gli antichi ingressi che consentivano, con delle scalinate, il passaggio dalla chiesa superiore alla cripta, prima che fosse demolito l’antico impianto a tre navate ed elevato il piano della navata della chiesa superiore. A reggere quest’ultima fu creato il nuovo Succorpo, a tre navate dove si conservano l’urna in legno dorato del Cristo morto e le statue della Passione. Inoltre vi sono delle tombe di vescovi.

Affresco raffigurante un Cristo in maestà su una parete della chiesa della cripta della cattedrale.
Affresco raffigurante un Cristo in maestà su una parete della chiesa della cripta della cattedrale.
Passaggio tra via Duomo e via Campanile che si trova alle spalle della cattedrale, gli archi tipici dell'epoca medievale sono la testimonianza della struttura architettonica di stile romanico posta nella parte inferiore della cattedrale.
Passaggio tra via Duomo e via Campanile che si trova alle spalle della cattedrale, gli archi tipici dell’epoca medievale sono la testimonianza della struttura architettonica di stile romanico posta nella parte inferiore della cattedrale.

Ipotesi ricostruttiva della Cattedrale di Foggia in epoca sveva.

Giuseppe La Porta ha avuto l’idea di realizzare una ricostruzione virtuale di come poteva essere la Cattedrale di Foggia nel medioevo e comunque prima del terremoto che la distrusse nel 1731.
Il Laporta partendo da una ricostruzione ipotizzata dell’artista e geometra Mario Soro nel 1969 ha chiesto all’intelligenza artificiale di elaborare una immagine ricostruttiva della Basilica Cattedrale Beata Vergine Maria Assunta in Cielo così come poteva essere nel medioevo. La ricostruzione fatta dalla I.A. ha usufruito di alcune notizie storiche ed architettoniche ma tuttavia il risultato finale ha evidenziato degli errori che solo la mente umana può evitare, così Giuseppe La Porta ha modificato l’elaborato grafico della I.A. eliminato gli errori con la tavoletta grafica.

Ipotesi ricostruttiva della Cattedrale di Foggia così come poteva essere nel medioevo fatta con l’ausilio dell’intelligenza artificiale da Giuseppe La Porta. Come base si è scelta la ricostruzione ipotizzata dell’artista e geometra Mario Soro (anno 1969). Il risultato è una immagine interessante, che ovviamente contiene errori dovuti all’imprecisione di una I.A.
 

Bibliografia:

  • CATTEDRALI DI PUGLIA, Alfredo Petrucci – Editore: Carlo Bestetti Edizioni d Arte – Roma, 1960
  • La Cattedrale di Foggia. Le sue forme nel tempo a cura di Nunzio Tomaiuoli – Claudio Grenzi Editore
  • Cattedrali di Puglia. A cura di Cosimo Damiano Fonseca. Adda Editore
  • M.S. Calò Mariani, La scultura in Puglia durante l’età sveva e protoangioina, in La Puglia fra Bisanzio e l’Occidente (Civiltà e culture in Puglia, 2), Milano 1980, pp. 254-316;
  • Maria Rosaria Rinaldi e Francesco Gangemi – FEDERICO II E LA RIEDIZIONE DELL’ICONAVETERE A FOGGIA. Presentazione di Jean-Marie Martin. Edizioni ZiP – 2014.

Copyright © Alberto Gentile

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Fiorentino

Il sito archeologico di Fiorentino (Foggia).
 
La città di Fiorentino (nel medioevo Florentinum) conosciuta anche come Castelfiorentino o Castel Fiorentino, nota ai più per essere stato il luogo ove il 13 dicembre 1250 si è spento l’Imperatore Federico II, in questi ultimi anni è stata al centro dell’attenzione di archeologi e storici.

La cosiddetta Torre di Fiorentino, foto di Alberto Gentile
La cosiddetta Torre di Fiorentino, foto di Alberto Gentile.


Gli scavi archeologici (1982-1992), condotti dall’Università di Bari e dall’Ecole française di Roma, diretti dai francesi Françoise Piponnier e Patrice Beck e coordinati dalla professoressa Maria Stella Calò Mariani, hanno evidenziato elementi che fanno pensare a Fiorentino come una sede importante, una vera e propria cittadella con una cattedrale, una zona urbana e, nella parte ovest, il “Palatium” dell’Imperatore.
 

Antica mappa della Capitanata.
Collocazione di Fiorentino all’interno della Capitanata.
Veduta satellitare di Fiorentio fonte Google Maps.
Veduta satellitare di Fiorentino – Google Maps

Ubicazione
I resti dell’antico abitato di Fiorentino si trovano in agro di Torremaggiore (FG), a 9 km a sud di questa Città, sull’estremo versante ovest di una collina detta dello Sterparone: uno sperone interfluviale delimitato a nord dal Canale della Bùfola (o Bufala o Bùffala) e a sud da un piccolo corso d’acqua detto il Canaletto. (Raggiungibile da San Severo percorrendo la strada che porta a Castelnuovo della Daunia).

“Città di Frontiera”
Fiorentino vanta un’origine in comune con altre “città di frontiera” volute dai Bizantini: infatti, agli albori dell’XI secolo gli imperatori bizantini tentarono di consolidare i loro possedimenti in Italia meridionale continuamente minacciati dai Longobardi a nord e dagli arabi a sud. Per attuare tale piano, i Catapani inviati da Bisanzio si lanciano alla conquista della Daunia, al fine di spostare i malsicuri confini del Thema di Longobardia (suddivisione amministrativa dell’epoca), segnati dal fiume Ofanto, verso quelli meglio difendibili delimitati dal corso del Fortore. Nascono così, tra il 1018 ed il 1040, grazie alla febbrile attività edificatoria dei Catapani Basilio Bojohannes e dell’omonimo suo figlio, numerose città-piazzeforti con il compito di munire la nuova frontiera di efficaci baluardi contro incursioni e razzie, ripopolando il Tavoliere, allora semideserto.
Questi centri neoformati, quali Fiorentino, Troia, Dragonara, Civitate, Montecorvino, Tertiveri e Devia, furono da sùbito elevati a sedi vescovili, ad eccezione di Devia.
Le città fondate dai due Catapani con lo scopo di difendere la nuova frontiera dalle sortite longobarde, in realtà avrebbero poi dovuto servire a fronteggiare razziatori d’altra provenienza: i Normanni, assoldati dai Longobardi. Nel tardo Medioevo questi siti sono stati abbandonati (tranne Troia), andando a costituire così un interessante patrimonio archeologico.
 
Cronologia
Fiorentino fu baluardo dei Bizantini nell’XI secolo, contea Normanna nell’XII, nel XIII secolo, con gli Svevi, entrò a far parte del demanio, mentre gli Angioini la diedero in feudo.
 
L’abitato
I ruderi di Fiorentino erano leggibili e misurabili ancora nel secolo scorso, quando il Fraccacreta li studiò. Le case dovevano affollarsi le une accanto alle altre, fino a schiacciarsi contro le mura di cinta, ma avevano dimensioni maggiori di quelle finora supposte, come hanno acclarato gli scavi archeologici recentemente eseguiti.
Costruzioni artisticamente di rilievo e di dimensioni imponenti erano la cattedrale ed il palazzo di Federico II.
La strada principale era detta “magna platea” ad essa doveva corrispondere almeno un’altra strada di minore larghezza, forse parallela, come la “platea vicinalis”. Le rimanenti vie erano strettissime e dovevano formare un dedalo e si riversavano nella strada principale.
In epoca normanna la città conobbe un’apprezzabile espansione urbanistica con la nascita di un sobborgo, il “Carunculum”, situato ad est dell’abitato, che in definitiva era l’unico versante in cui si poteva edificare. In questo periodo tutti gli spazi liberi (i casalina) vengono invasi dalle abitazioni che non risparmiano nemmeno il vallo che circondava il castello.
Solo la luce che proveniva dalle strade illuminava i vari ambienti delle case, non essendovi cortili né giardini interni.

Resti della Domus di Fiorentino - foto di Alberto Gentile
Resti della Domus di Fiorentino – foto di Alberto Gentile.

I Normanni eressero, sull’estremità più alta della collina, un piccolo castello, che successivamente Federico II fece trasformare nel suo “Palatium”. Esso divenne uno dei “loca Sollaciorum” (luoghi di svago), dove trascorrere il tempo dedicato alla caccia e al riposo. La domus (collocata nel lato ovest della collina) con l’ingresso principale che volge a sud, presenta una forma di rettangolo imperfetto della lunghezza di 29 metri e della larghezza di 17 metri, diviso in due grandi ambienti, con muri rivestiti da belle pietre squadrate ed un pavimento in “opus spicatum” (spina di pesce) di terracotta, con due camini. Inoltre, sono stati trovati all’interno frammenti vitrei policromi, frammenti di capitelli e colonnine forse appartenute a finestre, monete di epoca federiciana.
Probabilmente il palazzo aveva uno o due piani superiori, ciò è ipotizzabile dal grosso spessore delle pareti. Il palazzo era delimitato da un largo fossato.  
 
Nelle abitazioni di Fiorentino sono state trovate, oltre a ceramiche, vetri e colonne, molte fosse granarie o cisterne.
 

Rovine della Cattedrale di Fiorentino (Disegno di Victor Baltard del 1844).
 
Rovine della Cattedrale di Fiorentino (Disegno di Victor Baltard del 1844).
 

A sud della strada principale nella zona urbana si trova la Cattedrale, una chiesa ad una sola navata e monoabsidale, intitolata al santo patrono del popolo longobardo, l’Arcangelo Michele; infatti, la popolazione di Fiorentino e delle altre città piazzeforti era composta prevalentemente da famiglie di origine longobarda, le uniche reclutabili in zona dai Bizantini per popolarle. In Fiorentino vi erano ben dodici chiese.
Nella parte orientale del sito, nella zona al confine tra la città ed il sobborgo “Carunculum”, è collocata la Torre ancora parzialmente conservata in altezza, che poggia su uno zoccolo tronco piramidale.

Torre di Castel Fiorentino- foto di Albero Gentile
Torre – foto di Alberto Gentile.

Le mura della torre sono ora composte da mattoncini disposti in filari regolari (in origine, il basamento murario era costituito da una cortina lapidea a conci squadrati), l’interno mostra una copertura a crociera costolonata.
Il degrado di Fiorentino iniziò già nel XIII secolo: nel 1255 le truppe del Papa Alessandro IV attaccarono Fiorentino, rimasta fedele agli Svevi, distruggendola; poi gli Angioini, dopo averla parzialmente ricostruita, la usarono solo per scopi militari. Nel 1300, iniziò la spoliazione del sito fino alla totale rovina. Tra gli elementi asportati vi è la gran lastra di marmo, usata come piano dell’altare maggiore nella Cattedrale di Lucera, che si dice fosse la mensa di Federico.
 

Particolare ravvicinato della Torre - foto di Alberto Gentile
Particolare ravvicinato della Torre – foto di Alberto Gentile.
Sito archeologico di Fiorentino - cartello con informazioni
Sito archeologico di Fiorentino – cartello con informazioni 
Sito archeologico di Fiorentino - cartello con informazioni relativo agli scavi - descrizione dei reperti archeologici trovati.
Sito archeologico di Fiorentino – cartello con informazioni relativo agli scavi – descrizione dei reperti archeologici trovati.
Castel Fiorentino: sulla destra si vedono bene la torre e la stele ottagonale. Sulla sinistra i resti della domus.
 Castel Fiorentino: sulla destra si vedono bene la torre e la stele ottagonale. Sulla sinistra i resti della domus.
Cippo marmoreo posto sulla collina di Fiorentino (foto di Michele Solimando). 
«Cecidit sol mundi qui lucebat in gentibus» (è caduto il sole del mondo, che riluceva in mezzo alle genti). Con questa frase Manfredi comunica al fratellastro Corrado la scomparsa del padre Federico II.
Cippo marmoreo posto sulla collina di Fiorentino (foto di Michele Solimando). 
«Cecidit sol mundi qui lucebat in gentibus» (è caduto il sole del mondo, che riluceva in mezzo alle genti). Con questa frase Manfredi comunica al fratellastro Corrado la scomparsa del padre Federico II.

 

Bibliografia:


  • Fraccacreta M., Teatro topografico-storico-poetico della Capitanata, Forni Editore, Napoli 1828.
Autori Vari, Fiorentino, Campagne di scavo 1984 – 1985. Galatina (Lecce) 1987.

  • Roberto Matteo Pasquandrea, Fiorentino: una città bizantina di frontiera (XI-XIV sec.) in Profili della Daunia antica, a cura del Centro FG/31 (CRSEC Foggia), Foggia, 1986.
  • 
G. de Troia, Foggia e la Capitanata nel Quaternus Excadenciarium di Federico II di Svevia, Foggia, 1994.

  • Martin J. M., Cuozzo Errico, Federico II Le tre capitali del regno Palermo – Foggia – Napoli, Napoli, 1995.

  • Martin J. M., L’apporto della documentazione scritta medievale, in: Fiorentino, Cogendo Editore, Galatina 1984.

  • Autori Vari, Fiorentino, Campagne di scavo 1984 – 1985. Galatina (Lecce) 1987.

  • P. Beck, M. S. Calò Mariani, C. Laganara Fabiano, J. M. Martin, F. Piponnier, Cinq ans de recherches archélogiques à Fiorentino, in Mélanges de l’Ecole Française. Moyen Age, 1989.
  • CASTELFIORENTINO Francesco Paolo Maolucci Vivolo – Bastoni 2008

©2022 Alberto Gentile

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Castello di Dragonara

Veduta d'insieme del castello di Dragonara visto dalla via di accesso principale.
Veduta d’insieme del castello di Dragonara.
Antico disegno del castello di Dragonara (autore sconosciuto).

Epoca: XI secolo.

Conservazione: attualmente il castello è adibito ad uso agricolo.

Come arrivarci: pur essendo a pochi chilometri da Torremaggiore, si trova in agro di Castelnuovo della Daunia, vi ci si arriva uscendo dall’autostrada A14 Bologna-Taranto, al casello di San Severo, proseguire per Torremaggiore. Giunti a Torremaggiore imboccare la Strada Provinciale 11 Torremaggiore per Casalnuovo Monterotaro, proseguire in direzione Casalnuovo per 12,5 Km, per poi svoltare a destra su una strada di campagna sterrata per 1,5 km circa.

Immagine tratta dalla mappa di Google.
Collocazione di Dragonara in una antica mappa.

Cenni storici.

“Città di Frontiera”
Dragonara ha un’origine in comune con altre “città di frontiera” volute, agli albori dell’XI secolo, dagli imperatori bizantini: questi cercarono di consolidare i loro possedimenti in Italia meridionale minacciati dai Longobardi a nord e dai saraceni a sud. Per attuare tale piano, i Catapani inviati da Bisanzio s’impegnano in un nuovo “incastellamento” della Daunia, al fine di spostare i malsicuri confini del Thema di Longobardia (suddivisione amministrativa dell’epoca), segnati dal fiume Ofanto, verso quelli meglio difendibili delimitati dal corso del Fortore. Nascono così, tra il 1018 ed il 1040, grazie alla attività edificatoria dei Catapani Basilio Bojohannes e dell’omonimo suo figlio, numerose città-piazzeforti con il compito di munire la nuova frontiera di efficaci baluardi contro incursioni e razzie, ripopolando il Tavoliere.
Tra questi centri neoformati, oltre a Dragonara ricordiamo Fiorentino, Civitate, Troia, Montecorvino, Tertiveri e Devia.
Tutte le città fondate dai due Catapani, nel tardo Medioevo sono state abbandonate, ad eccezione di Troia.
Per la sua importanza strategica alla iniziale fabbrica bizantina, che comprendeva anche due cinte concentriche di terra battuta, si aggiunsero le opere costruite successivamente dai Normanni e dagli Svevi e dagli Aragonesi.
Alcuni documenti attestano che Dragonara fu anche sede episcopale; i suoi vescovi svolsero compiti importanti e la sua diocesi venne ereditata dalla Diocesi di San Severo nel 1580. Dai suoi vescovi dipendevano molti centri; tra questi ricordiamo anche l’abbazia di Santa Maria di Tremiti. Dragonara nel 1255 subì la stessa sorte di Fiorentino rimanendo rasa al suolo ad opera delle truppe di papa Alessandro IV.

Alle spalle del castello di Dragonara c’è una piana e subito dopo un bosco. Nella zona pianeggiante era situato il centro urbano della città fortificata di Dragonara. Al di là del bosco scorre il fiume Fortore e oltre il Fortore c’è il confine con la regione Molise.


Cronologia
Dragonara fu baluardo dei Bizantini nell’XI secolo, successivamente nell’XII è passata ai Normanni, nel XIII secolo, agli Svevi, successivamente agli Angioini e agli Aragonesi, in seguito alla famiglia di Sangro.

Il Castello
Dell’antica città di Dragonara rimane solo il castello, in pietre squadrate ed abbozzate, che si erge sulle prime pendici del sub-appennino dauno. Attualmente il castello, dopo gli innumerevoli rimaneggiamenti, si presenta di forma rettangolare, con un cortile interno, 3 torri cilindriche ed una quadrata; un’altra torre cilindrica, isolata, è posta ad una certa distanza dal medesimo. Questa torre, vuota all’interno, sembra che non avesse nessuna porta di entrata, salvo quella praticata in epoca recente per adibirla a stalla. Forse per accedere al suo interno si usavano scale mobili oppure, secondo alcuni, un passaggio sotterraneo di collegamento tra il castello e la torre.

Una torre cilindrica.
Altra veduta d’insieme del castello.
Lateralmente al castello è visibile una torre di forma cilindrica isolata dal fabbricato del maniero.
La torre cilindrica esterna e vicina alla torre quadrata che inizialmente doveva essere cilindrica e che fu modificata dalla famiglia di Sangro.
Sulla facciata anteriore della torre quadrata sono posti, nella zona centrale, lo stemma della famiglia di Sangro e una lapide.
Stemma della famiglia di Sangro.
Questa lapide testimonia che nel 1769 il castello è stato ristrutturato dalla famiglia di Sangro e che in particolare una delle quattro torri è stata modificata da cilindrica a quadrata.
Veduta d’insieme del castello, foto scattata in estate.



Bibliografia:
R. M. Pasquandrea: Fiorentino: una città bizantina di frontiera (XI-XIV sec.), in Profili della Daunia antica, a cura del Centro FG/31 (CRSEC Foggia), Foggia 1986.
L. Sansone Vagni, Raimondo di Sangro Principe di San Severo, Editrice Bastogi, 1992.
M. S. Calò Mariani – A. Ventura – A. Muscio – A. Altobella – J. M. Martin – P. Corsi – L. Pellegrini – U. Kindermann – E. Ciancio – A. Pepe – G. Onofrio – E. Catello – C. Laganara Fabiano, Capitanata Medievale, Claudio Grenzi Editore, Foggia 1998.


©2022 Alberto Gentile (testo e foto)