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Enzo di Svevia

Enzo — o, derivando meglio dal nome latino, Enzio (Heinrich detto Heinz, in lat. Encius, in ital. Enzio o Enzo) — nacque nel 1220 dalla relazione di Federico II con una nobildonna di origine germanica, Adelaide, che alcune fonti affermano sia stata la figlia del duca di Spoleto Corrado di Urslingen Conte di Assisi, nominato da Enrico VI Duca di Spoleto, uomo di assoluta fiducia della Casa sveva: lo stesso che aveva fornito ospitalità a Costanza d’Altavilla al momento del parto.
Detto “il Falconetto” per la sua grazia e per il suo valore, Enzo è stato un uomo decisamente interessante sotto vari aspetti: come il padre amò la cultura e lo sport, fu appassionato della caccia con il falcone, un buon poeta, amante del gentil sesso, un condottiero coraggioso ancorché sfortunato. 
 
Diciottenne, nel 1238 sposò per interessi dinastici Adelasia di Sardegna, principessa dei Giudicati di Torres e Gallura, vedova di Ubaldo Visconti, dieci anni più anziana di lui. Con questo matrimonio divenne Re di Sardegna, sollevando il risentimento di Gregorio IX che non voleva vedere occupato dalla Casa di Svevia un simile interessante possedimento, in precedenza vassallo della Chiesa. In seguito il Papa riuscì a sciogliere il matrimonio per infedeltà del marito.
Nel 1249, passò a seconde nozze con una nipote del cognato Ezzelino da Romano, della quale non si conosce il nome. Giova ricordare che Ezzelino aveva sposato Selvaggia (1223-1244), una figlia naturale di Federico.
Dai matrimoni, Enzo ebbe un figlio Enrico, non ricordato dal testamento del padre; mentre da una certa Frascha ebbe una figlia illegittima, Elena, che — ricordata nel testamento — andò sposa a Ugolino della Gherardesca conte di Donoratico.
 
L’attività militare di Enzo fu intensa.
Nel 1241 partecipò alla battaglia navale dell’Isola del Giglio: un assalto piratesco contro i prelatii inglesi e francesi che, partiti da Genova, si recavano a Roma per partecipare al Concilio Ecumenico convocato da Gregorio IX. Fu un’ecatombe di monsignori fra morti, feriti e prigionieri rinchiusi nelle carceri del Regno di Sicilia; un gesto che costerà caro alla diplomazia ed all’immagine dell’Impero.
Successivamente, combatté a lungo contro i Comuni lombardi. Nel giugno del 1247, mentre era con i Cremonesi all’assedio del castello di Quinzano presso Verolanuova, nelle vicinanze di Brescia, ebbe notizia della defezione di Parma a vantaggio dei Guelfi, e fu il primo ad accorrere in aiuto degli Imperiali presso la città ribelle.
Il 18 febbraio 1248, giorno della sconfitta, uscì indenne dalla distruzione della cittadella imperiale di Victoria — fatta erigere da Federico alle porte di Parma — perché era in missione militare sulle rive del Po.
Nel 1249 il suo esercito fu sconfitto dai Bolognesi nella battaglia di Fossalta; catturato, fu condotto in catene a Bologna.

Re Enzo catturato dai bolognesi (miniatura del Codice Chigi).
Re Enzo catturato a Fossalta dai bolognesi, così è stato disegnato da Enzo Maria Carbonari nel libro “La montagna incantata” pubblicato con il patrocinio della Fondazione Federico II di Jesi.
Stemma bicefalo di Re Enzo. (a cura di Alessandro De Troia).

Federico ne chiese con insistenza la restituzione — era stato e restava uno dei suoi figli più fedeli ed affidabili — ma i bolognesi risposero chiaramente che non lo avrebbero mai liberato. E così fu.
Durante la lunga, dorata ma tristissima prigionia nel palazzo del Podestà in Bologna, conobbe varie donne ed ebbe due figlie naturali: Maddalena e Costanza, entrambe ricordate nel testamento. Si dedicò alla poesia, scrivendo fra l’altro un estremo saluto all’amata Puglia che lo aveva visto bambino:
 
 Va, canzonetta mia,
 e saluta Messere,
 dilli lo mal ch’i’ aggio:
 quelli che m’à ‘n bailìa
 sì distretto mi tene,
 ch’eo viver non por[r]aggio
 salutami Toscana,
 quella ched è sovrana,
 in cui regna tutta cortesia;
 e vanne in Pugl[i]a piana,
 la magna Capitana,
 là dov’è lo mio core nott’e dia.
 
Enzo finirà i suoi giorni ancora prigioniero a Bologna, il 14 marzo del 1272.
Nel 1909 Giovanni Pascoli si ispirerà a lui nelle celebri composizioni poetiche “Canzoni di re Enzio”.
 
LE LIRICHE
Enzo è il più attivo e fervido tra i poeti della famiglia imperiale. L’amarezza per le tragiche vicissitudini che lo vedono protagonista trova libero sfogo nelle sue romanze, pervase di un’originale linfa poetica, priva di artifici e convenzioni.
Le composizioni risalgono al periodo nel quale è prigioniero dei Bolognesi dopo la sconfitta di Fossalta del 1249, mentre incanta prima i suoi carcerieri poi la nobiltà cittadina con la letizia e la freschezza della sua gioventù.
Ciò che resta delle sue romanze, gelosamente custodite in un quaderno menzionato nel suo testamento, sono solo pochi versi. In Amor si fa sovente, probabilmente una delle prime liriche, esprime ancora un bagliore di gioia e vitalità; in S’eo trovasse pietanza, da cui sono tratti i versi seguenti, troviamo solo la cupa disperazione di un uomo senza speranza:
 
Ecco pena dogliosa
che nel cor mi abbonda,
e sparge per li membri
sì che a ciascun ne vien soverchia parte;
Non ho giorno di posa
come nel mare l’onda.
Core, che non ti smembri?
Esci di pena e dal corpo ti parte.


 
TEMI E PROBLEMI
Re Enzo è stato sicuramente un personaggio di rilievo del XIII secolo, ma la sua figura, come quella degli altri figli di Federico II, è stata messa in ombra,  per il grande mito che si è sviluppato intorno alla figura del padre. Ma Enzo è riuscito a  lasciare il segno nella “democratica” Bologna che ancora oggi celebra e ricorda con manifestazioni, mostre e concerti il Re che fu loro ospite nell’epoca in cui la città seppe emettere il Liber Paradisus, atto con cui nel 1257 il Comune decise l’affrancamento di tutti i 5.855 schiavi e la parità fra donne e uomini.
È auspicabile che gli studiosi diano maggior risalto a questi personaggi minori che hanno segnato, pur restando fuori dal mito, momenti importanti del medioevo italiano.
 
NOTE BIBLIOGRAFICHE ESSENZIALI (CUI SI RIMANDA PER LE INDICAZIONI SULLE FONTI)
 
• Ernst Kantorowicz, Federico II imperatore, Milano 1988 (ed. orig. Berlin 1927-31).
• Gina Fasoli, Re Enzo tra storia e leggenda, in AA.VV., Studi in onore di C. Naselli, II, Catania 1968.
• Antonio Messeri, Enzo Re, Parma 1981.
• F. Bruni, La cultura alla corte di Federico II e la lirica siciliana, in Storia della civiltà letteraria italiana, diretta da G. Barberi  
• Squarotti, I, 2: Dalle origini al Trecento, Torino 1990.
• Eberhart Horst, Federico II di Svevia L’imperatore filosofo e poeta, Milano 1994.
• David Abulafia Federico II. Un imperatore medievale, Torino 1995 (ed. orig. London 1988).
• Pietro Corrao, Il regno di Sicilia e la dinastia sveva, in AA.VV., Storia medievale, Roma 1998, pp. 354-356.
 
Per approfondire si consigli la lettura del libro:
• “Bologna, re Enzo e il suo mito” di Anna Laura Trombetti Budriesi.
• Le Canzoni di re Enzio, tre componimenti poetici (del Carroccio, del Paradiso, dell’Olifante) composti da Giovanni Pascoli nel 1908.
• Storia di Re Enzo, Bononia University Press, Matteo Marchesini, Bologna 2007.
 
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Papa Onorio III

Onorio III, Cencio Savelli, Romano, la sua elezione fu accolta con gioia dai romani che avevano finalmente come papa un loro concittadino. Fu Papa dal 18 luglio 1216 al 18 marzo 1227. Continuò la crociata contro gli albigesi e approvò ufficialmente la regola dei francescani e dei domenicani. Fu scrittore fecondo, redasse una raccolta di decretali, la Compilatio Quinta, considerata il primo testo ufficiale di diritto canonico, e il Liber censuum Romanae Ecclesiae. 

Giotto di Bondone – San Francesco predica un sermone a papa Onorio III, 1297-99 – Basilica superiore di San Francesco d’Assisi.

È stato canonico nella Basilica di Santa Maria Maggiore; successivamente ciambellano pontificio nel 1188, sotto il papato di Clemente III e Celestino III fu camerlengo, cioè tesoriere.
La sua attività di abile amministratore delle finanze papali gli valse la nomina a cardinale diacono del titolo di S. Lucia in Orthea da parte di Celestino III (1193).
Nel 1196 l’imperatrice Costanza d’Altavilla mise il figlio Federico II sotto la tutela di papa Innocenzo III (1198-1216). Il papa assegnò a Cencio l’incarico di seguire l’educazione del futuro imperatore. In questo periodo cambiò titolo cardinalizio, diventando nel 1200 cardinale presbitero dei Santi Giovanni e Paolo.
Nel 1217 consacrò l’imperatore d’Oriente, cosa che nessun papa aveva mai fatto. Nel 1219 il Comune di Roma tentò di riconquistare la libertà, ma Federico II intervenne immediatamente in favore del papa. Nel 1220 conferì la corona del Sacro Romano Impero a Federico II, che aveva promesso di organizzare una crociata in Terra Santa.
Si dedicò all’evangelizzazione dei paesi scandinavi e slavi. Onorio III morì prima di veder realizzata la tanto attesa crociata. Fu sepolto in Santa Maria Maggiore.

Bibliografia:

• John W. O’Malley – Storia dei papi – Campo dei Fiori. 17-11-2011

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Cronologia della vita di Federico II di Svevia

FEDERICO II di Svevia IMPERATORE ROMANO
BREVE CRONOLOGIA
    

1194 – Il 26 dicembre Federico Ruggero nasce a Jesi da Enrico VI Hohenstaufen Imperatore del Sacro Romano Impero (figlio di Federico Barbarossa) e di Costanza (figlia primogenita postuma di Ruggero II d’Altavilla Re normanno di Sicilia).

Federico II nasce a Jesi sotto una tenda attrezzata, collocata nella piazza principale di Jesi. Immagine tratta dalla "Cronica figurata di Giovanni Villani". 
Federico II nasce a Jesi sotto una tenda attrezzata, collocata nella piazza principale di Jesi. Immagine tratta dalla “Cronica figurata di Giovanni Villani”. 


1197 – Prima di riprendere la via di Palermo, preoccupata per le insidie del viaggio, Costanza affida il figlioletto alle cure della duchessa di Spoleto. Federico sarà battezzato ad Assisi, alla stessa fonte che aveva visto San Francesco e Santa Chiara.

Pietro da Eboli, Costanza d’Altavilla e il neonato Federico II, miniatura, da Liber ad honorem Augusti, cod. 120 II, c. 138r, Burgeebibliothek, Berna.

– Il 28 settembre muore Enrico VI; e Costanza provvede a ricongiungersi con il figlio nella reggia di Palermo. 
1198 – Costanza fa incoronare Federico Re di Sicilia; lo pone sotto la tutela del neo eletto pontefice Innocenzo III e muore il 17 maggio. 
1198/1205 – Il dissesto politico ed istituzionale che segue l’estinzione della Casa d’Altavilla costringe il piccolo re Federico, abbandonato dai suoi tutori, ad una difficile infanzia a Palermo: una città cosmopolita dove si mescolavano cristiani, ebrei e musulmani provenienti da tutti i paesi del bacino del Mediterraneo e dalla Germania. Questa esperienza influirà molto sulla sua formazione. 
1205 – Ripristinato l’ordine, il Regno di Sicilia ritorna sotto l’influenza pontificia e Federico può riprendere la vita di Corte iniziando l’istruzione che gli compete; ma nel frattempo la situazione politica sia in Sicilia sia in Germania soffre di un rapido deterioramento a vantaggio delle vecchie classi feudali. 
1209 – Dietro suggerimento di Innocenzo III, Federico sposa Costanza d’Aragona che gli darà il primogenito Enrico;
Ottone IV di Brunswick è incoronato imperatore a Roma.  
1212 (-1220) – Federico si sposta per la prima volta verso l’Europa settentrionale. Attraversando l’Italia si rende conto dell’ostilità delle popolazioni lombarde, ancor memori delle vicende sofferte con il nonno Barbarossa; in Germania tenta di avvicinare i nobili riottosi ma evita il conflitto solo rinnovando esenzioni e prebende. 
1215 – Ottone di Brunswick tenta di unire le corone di Germania e di Sicilia ed entra in conflitto con Innocenzo III che lo depone e lo scomunica; dopo un lungo braccio di ferro diplomatico e militare Federico, che ha rinnovato fedeltà alla Chiesa e promesso di comandare una Crociata in Terra Santa, è incoronato ad Aquisgrana Re di Germania. 
1216 – Muore Innocenzo III e gli succede Onorio III. 
1220 – Rientrato in Italia, Federico II è incoronato imperatore da Onorio III. La promessa della Crociata non gli impedisce di proseguire verso la Sicilia dove lo attende l’ingrato compito di normalizzare la situazione politica e sociale. La lotta contro le baronie sicule dura tre lunghi anni, dal 1221 al 1223, ma si conclude con successo. 

Corona d'oro con croce d'oro del Sacro Romano Impero, (Vienna, presso il museo Kaiserliche Schatzkammer). Foto di Alberto Gentile
Corona d’oro con croce d’oro del Sacro Romano Impero, (Vienna, presso il museo Kaiserliche Schatzkammer). Foto di Alberto Gentile

1224 – Fondazione dell’Università di Napoli, il primo ateneo realmente laico e di Stato, che attira presto docenti e discepoli da ogni parte d’Europa. 
Federico II (1220-1245), incoronato imperatore da Onorio III (1216-1227), conferma le precedenti donazioni e giura fedeltà alla Santa Sede.   
1225 – Negoziati con la Curia romana per la Crociata e conseguente Trattato di San Germano che pone per la partenza il termine perentorio del 1227. Federico II sposa Isabella (o Jolanda) di Brienne che gli reca in dote la corona di Gerusalemme: una premessa che gli avrebbe agevolato la spedizione in Terra Santa. 

Federico II si sposa con Isabella Jolanda di Brienne, dalla cronica del Villani.

1226 – Federico II convoca la Dieta di Cremona per avviare la restaurazione del potere imperiale in Lombardia ed i Comuni lombardi rispondono rinnovando la Lega. 
1227 – Gregorio IX succede ad Onorio III. 
1227 – Federico II salpa da Brindisi per avviare la Crociata ma un’epidemia scoppiata a bordo, forse la peste, lo costringe al rientro. La spedizione è rinviata all’anno successivo, ma Gregorio IX non crede alla buona fede dell’imperatore e lo scomunica. 
1228/1229 – Federico II realizza la Crociata passata alla storia con il nome di “Crociata degli scomunicati” e conclusa, dopo una lunga trattativa diplomatica, del tutto pacificamente, senza spargimento di sangue. Nel mese di marzo, essendo scomunicato, si “auto incorona” a Gerusalemme. Ritornato in Italia, caccia le truppe pontificie che nel frattempo si erano infiltrate dei suoi territori del Regno di Sicilia. 
1230 – Federico fa pace con la Curia ed il pontefice ritira la scomunica. 
1235 (-1236) – Federico II si reca in Germania dove cerca di contrastare la ribellione del figlio Enrico re di Germania che si era alleato con i suoi nemici; il giovane sarà deposto ed incarcerato. 
1235 – Federico II sposa Isabella di Inghilterra, sorella di Enrico III, con l’intento di avvicinare i ricchi Guelfi dell’Isola. 
1235/1239 – Campagne di Federico II contro i Comuni lombardi: presa di Vicenza, fallito assedio di Brescia e battaglia di Cortenuova che rappresenta l’apogeo della sua gloria militare, festeggiato a Cremona come l’Imperatore dei Romani. 
1239 – Dopo le campagne militari di Lombardia e un lungo contenziodo diplomatico, Gregorio IX scomunica Federico II e convoca contro di lui un Concilio a Roma. Federico II si oppone all’iniziativa e ostacola l’arrivo dei prelati. Nel mare dell’Isola del Giglio la flotta imperiale intercetta le navi che trasportano i padri conciliari tedeschi e francesi: molti di loro sono uccisi, altri tratti prigionieri nel Regno di Sicilia. 
1240 – Nell’intento di superare definitivamente con la forza la resistenza della Curia, ultimo ostacolo al suo potere assoluto in Europa,  Federico II tenta la marcia su Roma ma rinuncia al progetto e ritorna in Sicilia; quindi si dedica alla Campagna di Romagna con la presa di Ravenna e l’assedio di Faenza.        
1243 – Innocenzo IV papa.
1244 – Innocenzo IV inizia con Federico II trattative di pace ma le interrompe e fugge a Lione.
1245 – Innocenzo IV celebra a Lione un Concilio nel corso del quale Federico II è deposto e scomunicato. 
1246 – Mentre la Corte è acquartierata a Grosseto, scatta contro Federico II una congiura che è scoperta il giorno di Pasqua. Essa era stata ordita in ambienti pontifici con la connivenza di alcuni importanti funzionari dell’Impero passati in campo avverso.

Salerno, Museo Diocesano, frammento di Exultet, probabilmente è stato realizzato nello scriptorium salernitano nel terzo decennio del XIII secolo. Il potere Temporale; Federico II legislatore.

1247 – Federico II si avvia a marciare su Lione ma è trattenuto dalla defezione di Parma che, tradizionalmente fedele all’Impero, si schiera dalla parte della Chiesa, complice il vescovo locale nipote del pontefice. Inizio dell’assedio di Parma.
1248- 18 febbraio, Federico II è sconfitto a Parma.
1250 – Secondo alcune fonti, Federico II sposa in punto di morte Bianca Lancia che gli aveva dato il figlio Manfredi, la figlia Costanza e, forse, Violante.
Il 13 dicembre muore nel Castello di Fiorentino.
1251 – Nonostante la scomunica Federico II — morto con i conforti religiosi — è sepolto nella cattedrale di Palermo.

Bibliografia:

  • David Abulafia, Federico II. Un imperatore medievale, Enaudi, Torino, 1993.
  • Eberhart Horst, Federico II di Svevia L’imperatore filosofo e poeta, Rizzoli Supersaggi, Milano, 1994.
  • Pietro Corrao, Il regno di Sicilia e la dinastia sveva, in Storia Medievale (pag. 354 –356), Donzelli Editore Roma 1998.
  • Fulvio Delle Donne, Federico II e la Crociata della Pace, Carrocci Editore, 2022


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Papa Innocenzo III

Innocenzo III, Lotario figlio di Transmondo dei conti di Segni, nacque nel 1160 a Gavignano in provincia di Roma, salì al soglio pontificio a soli 38 anni, dopo il quasi centenario Celestino III. Fu papa dall’8 gennaio 1198 al 16 luglio 1216. Innocenzo III aveva studiato Teologia a Parigi, nella famosa scuola del monastero di S. Vittore e Diritto a Bologna, sotto la guida di Uguccione da Pisa. Innocenzo III, come nessun altro papa prima di lui, attuò il grande disegno di una sovranità universale sull’Occidente cristiano. Sotto il suo pontificato, durato 18 anni, la Chiesa raggiunse il punto più alto della sua autorità. Innocenzo III si mosse con la disinvoltura di un abile politico. Va detto che fu anche un uomo di preghiera e di ascesi.

Papa Innocenzo III – ritratto da Giuseppe Franchi.

Fu autore di diversi trattati di teologia morale, ascetica e di filosofia, nei quali cercò di dare un ordine sistematico alla dottrina del dominio del papato nelle cose spirituali e temporali, in un periodo di forti contrasti tra i due poteri.

Egli mirò a rafforzare l’autorità pontificia nel mondo cattolico, realizzando una riforma morale e disciplinare della Chiesa. Approvò solo oralmente la regola di San Francesco d’Assisi. A tale proposito si tramanda il celebre episodio rappresentato nel ciclo degli affreschi di Giotto della Basilica Superiore di Assisi. I dubbi di Innocenzo III furono fugati da un sogno: il papa vide la chiesa di S. Giovanni in Laterano pericolante sostenuta solo dal Poverello d’Assisi. 

Il Sogno di Innocenzo III – Giotto – Basilica Superiore di Assisi

Dopo la morte di Enrico VI, Innocenzo III diventò l’arbitro indiscusso della politica europea visto che alla successione imperiale era strettamente legato il destino del regno di Sicilia. Il pontefice, temendo le mire di riunificazione degli Hohenstaufen, all’inizio sostenne le ragioni del guelfo Ottone di Brunswick, che aveva promesso di rinunciare ai diritti imperiali in Italia. Poi, impressionato dalle vittorie di Filippo di Svevia, iniziò a spostare i suoi favori verso quest’ultimo. Ma, quando, lo Svevo fu ucciso, acconsentì all’incoronazione di Ottone, eletto re di Germania. Il nuovo imperatore, una volta incoronato, dimenticò le sue promesse e inizio ad interessarsi del Regno di Sicilia. Il papa non glielo permise e lo scomunicò.

Papa Innocenzo III fu il tutore di Federico II di Svevia nei suoi primi anni di vita, dopo la morte della madre Costanza d’Altavilla. 

Busto del giovane Federico II. Museo Provinciale Campano, Capua

A lui si devono la quarta e la quinta crociata contro i musulmani. Animato da rispetto per l’ortodossia, combatté gli albigesi in Francia e scatenò una vera e propria caccia al cristiano eretico. 

La morte lo colse a Perugia per un attacco di febbre e fu sepolto nella cattedrale.

Bibliografia:

  • Ernst Kantorowicz, Federico II di Svevia, Garzanti, Milano, 1939 e successive edizioni dal 1976 con il titolo Federico II imperatore.
  • Maccarone, Michele, Nuovi studi su Innocenzo III, éd. Roberto Lambertini, Rome, Istituto storico italiano per il Medio Evo, 1995.
  • Eberhard Horst, Federico II di Svevia. L’imperatore filosofo e poeta, Rizzoli, Milano, 1981.
  • Wolfgang Stürner, Federico II e l’apogeo dell’impero, Salerno editrice, Roma 2009).
  • John W. O’Malley – Storia dei papi – Campo dei Fiori. 17-11-2011

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Costanza d’Altavilla

Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II primo re di Sicilia e della terza moglie Beatrice di Rethel, nacque, molto probabilmente, a Palermo il 2 novembre del 1154, otto mesi dopo la morte del padre; nel frattempo il fratello Guglielmo successe al padre sul trono di Sicilia. Costanza trascorse la sua infanzia sotto le amorevoli cure della madre e frequentando la multietnica Corte di Sicilia.

Secondo alcune leggende popolari, poi avvalorate da alcuni cronisti di matrice antisveva, trasmessa anche da Giovanni Villani e da Dante (“leggenda del monacato”, Dante Divina Commedia (Paradiso, III, 113 ss.), Costanza sarebbe stata attratta dalla vita monastica e sarebbe entrata in un convento. A partire dal secolo XIV vari monasteri si contesero l’onore di aver ospitato tra le loro mura la nobile Costanza, come monaca se non addirittura come badessa. 

Contro questa leggenda che si tramandò per anni dal sec. XVI iniziarono a porsi delle obbiezioni. Sicuramente Costanza ebbe una vita riservata ed è certo che a trent’anni non era ancora sposata, fatto che era insolito per una principessa del suo rango.

Nel 1184 un accordo stabilì il fidanzamento di Costanza con Enrico, figlio dell’imperatore Barbarossa; il matrimonio venne celebrato due anni dopo, nel 1186, a Milano.

Ancora oggi non è chiaro chi sia stato l’artefice principale di questo accordo. Recentemente l’iniziativa è stata attribuita a Guglielmo II, che si sarebbe servito anche della mediazione del re d’Inghilterra. Forse il sovrano di Sicilia vide questo accordo nella prospettiva di dare un erede normanno al trono di Sicilia. Non si può escludere che l’iniziativa sia partita dalla corte sveva, infatti Federico I già in passato aveva tentato un approccio, ma senza successo. 

Il matrimonio di Costanza d’Altavilla con Enrico di Svevia, miniatura tratta dal codice Chigi.

Con questa unione i Normanni, spesso alleati dei pontefici romani, si legavano alla principale famiglia ghibellina, ostile al papato. Prima del matrimonio, Guglielmo II, che non aveva eredi maschi, designò la zia Costanza a sua erede obbligando la nobiltà del regno di Sicilia a giurarle fedeltà. Alla morte del re però i baroni e il papato, opposti agli Svevi, preferirono eleggere a re di Sicilia Tancredi di Lecce. 

Quando Enrico successe nel trono al padre (1191), decise subito di riconquistare il Regno di Sicilia, supportato anche dalla flotta della Repubblica pisana, da sempre fedele all’imperatore. Tuttavia, la flotta siciliana riuscì a battere la flotta pisana; l’esercito di Enrico, anche a causa di una serie di eventi sfortunati (fra tutti una pestilenza), fu decimato. Inoltre, Tancredi riuscì a catturare a Salerno la zia Costanza, impose ad Enrico come riscatto un accordo di tregua. Alla morte di Tancredi Enrico tornò in Italia riuscendo a sottomettere il Regno di Sicilia, al quale fu incoronato il 25 dicembre 1194. 

Costanza, a sua volta, fu incoronata imperatrice del Sacro Romano Impero a Roma nel 1191, complice l’affermazione di Enrico VI e la nascita di Federico a Jesi nel 1194, può finalmente tornare a Palermo come madre e regina di Sicilia.

Enrico VI e Costanza (Liber ad honorem Augusti, Pietro da Eboli, 1196)

Quando muore Enrico VI, nel 1197, è Costanza a governare il regno, e riesce a controllarlo nonostante le forti tensioni fra i tedeschi, posti dal marito nei punti chiave dello stato, ed i funzionari normanni.

Prima di morire, l’anno successivo, Costanza lascia tutore del figlio papa Innocenzo III. Con questa mossa, ella assicura la sopravvivenza del figlio e la sua folgorante carriera nel regno di Sicilia e nell’Impero.

Bibliografia:

  • Ernst Kantorowicz, Federico II di Svevia, Garzanti, Milano, 1939 e successive edizioni dal 1976 con il titolo Federico II imperatore.
  • John Julius Norwich, Il regno del sole, vol. II, Mursia, Milano 1972.
  • Eberhard Horst, Federico II di Svevia. L’imperatore filosofo e poeta, Rizzoli, Milano, 1981. 
  • David Abulafia, Federico II. Un imperatore medievale, Einaudi, Torino 1990).
  • Wolfgang Stürner, Federico II e l’apogeo dell’impero, Salerno editrice, Roma 2009).
  • Hubert Houben, Federico II. Imperatore, uomo, mito, il Mulino, Bologna, 2009. 
  • Fulvio Delle Donne, L’elaborazione dell’immagine di Costanza d’Altavilla nel Due e Trecento. Incroci di tradizioni tra cronache meridionali e centro-settentrionali, tra Dante e Boccaccio, in «Reti Medievali. Rivista», 21 (2020), pp. 127-143.

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Papa Celestino III

Celestino III, nato Giacinto Bobone Orsini (ca. 1106 – 8 gennaio 1198), fu Papa dal 1191 al 1198.

Celestino nacque nella nobile famiglia degli Orsini, e venne eletto Papa il 30 marzo 1191, quando era solo un diacono. Ricevette l’ordine sacerdotale il 13 aprile e governò la Chiesa per sei anni, nove mesi e nove giorni (anche se si ritiene che avesse 90 anni al momento dell’elezione) e morì l’8 gennaio 1198. Venne seppellito in Laterano. Il giorno seguente la sua elezione Celestino incoronò l’imperatore Enrico VI, con una cerimonia che simboleggiava la supremazia assoluta di quest’ultimo.

Enrico VI e Celestino III – contenuta nel Liber ad honorem Augusti di Pietro da Eboli
(1196, Biblioteca della Borghesia di Berna).

Questo secondo quanto descritto da Roger Hoveden, cui da credito Baronius, ma non Natalis Alexander. Quando Enrico VI fece uccidere il vescovo di Liegi Alberto di Lovanio il papa non osò protestare e quando, sempre Enrico VI, fece prigioniero Riccardo Cuor di Leone, costringendolo a sborsare un favoloso riscatto, Celestino III non utilizzò l’arma della scomunica nei confronti dell’imperatore, si dice per paura, mentre scomunicò il duca Leopoldo d’Austria, che aveva in custodia il Cuor di Leone. Nel 1192 Celestino III confermò lo statuto dell’Ordine dei Cavalieri Teutonici. Poco prima di morire espresse l’intenzione di abdicare indicando un successore ma i cardinali non glielo permisero.

Bibliografia:

John W. O’Malley – Storia dei papi – Campo dei Fiori. 17-11-2011

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Filippo di Svevia

Filippo di Hohenstaufen (Italia del nord, agosto 1177 – Bamberga, 21 giugno 1208) era l’ultimogenito di Federico Barbarossa e Beatrice di Borgogna (figlia di Rinaldo III di Borgogna, conte dell’Alta Borgogna) e fratello dell’imperatore Enrico VI.

Il giovane Filippo ebbe come precettore il celebre Archipoetaun di Colonia, che si occupò della sua educazione. Da subito fu indirizzato alla vita ecclesiastica e divenne prevosto di Aix-la-Chapelle. Nel 1191 venne nominato Vescovo di Würzburg, ma questa elezione fu palesemente contrastata a causa della sua giovane età.

A Filippo, in realtà, fu imposto, per motivi dinastici, di rinunciare alla carriera ecclesiastica perché dall’unione di suo fratello Enrico VI con Costanza d’Altavilla si temeva non potessero nascere eredi, a causa dell’età di Costanza.Filippo, abbandonata la vita ecclesiastica, nel 1195, venne nominato Duca di Toscana, ricevendo in dotazione i territori che erano appartenuti a Matilde di Canossa. Nel 1196, alla morte del fratello Corrado, divenne Duca di Svevia e l’anno successivo sposò Irene Angelo, figlia dell’imperatore bizantino Isacco II, la quale assunse per sé il nome di Maria. Si trattava di una donna bellissima che venne descritta da Walther von der Vogelweide come una “Rosa senza spine, colomba senza inganno”.

Dalla loro unione nacquero solo figlie (vedi nota 1)

Dopo l’improvvisa morte del fratello Enrico VI, che lasciava come erede al trono germanico il giovane Federico di soli tre anni, scoppiarono notevoli disordini fra coloro che disapprovavano un re non ancora maggiorenne. Va ricordato, inoltre, che nel 1197 Filippo ebbe incarico di prelevare il piccolo Federico II a Foligno, ove era ospite di Corrado di Urslingen, e di condurlo ad Aquisgrana per l’incoronazione, tale missione non gli riuscì a causa delle ribellioni contro il dominio tedesco scoppiate nel nord Italia, e con grandi difficoltà Filippo riuscì a tornare in Germania. Per difendere gli interessi della casata sveva, Filippo acconsentì ad essere eletto re e venne incoronato l’8 settembre 1198, divenendo così il nuovo punto di riferimento dei ghibellini. Il partito guelfo aveva sostenuto, senza successo, la candidatura di Ottone, secondo figlio di Enrico il Leone, duca di Sassonia. 

Filippo, dopo la morte di Costanza D’Altavilla il 28 novembre 1198, si considerò tutore di Federico rivendicando la reggenza nel Regno di Sicilia, per realizzare la volontà espressa da Enrico VI di unire il regno di Sicilia all’Impero, ma ciò lo portò in conflitto con papa Innocenzo III. 

Filippo di Svevia

Nella guerra scatenatasi in seguito all’incoronazione, Filippo si schierò a suo favore il re di Francia, Filippo II, mentre vi si oppose la monarchia inglese che era, invece, imparentata con Ottone (vedi nota 2). 

Papa Innocenzo III si schierò a favore della fazione guelfa che venne però definitivamente sconfitta il 27 luglio 1206 nella battaglia di Wassenberg. Quando anche l’Arcivescovo di Colonia Adolfo, che fino ad allora aveva sostenuto la causa guelfa, passò dalla sua parte, Filippo fu nuovamente e definitivamente incoronato.

Il 21 giugno 1208 Filippo morì assassinato a Bamberga, pugnalato dal conte Otto von Wittelsbach, un nipote del Duca Ottone I di Baviera, forse per motivi personali.

Con Ottone, unico monarca eletto, Papa Innocenzo III – che aveva inizialmente sostenuto i Guelfi – arrivò a schierarsi in favore del giovane Federico II e del suo alleato, il re Filippo II di Francia, che sconfisse Ottone IV nel 1214, nella celebre battaglia di Bouvines.
Federico, tornato in Germania nel 1212 dalla Sicilia, fu eletto re nel 1215.

Bibliografia:
• BBernd Schütte, Filippo di Svevia, Re di Germania, Enciclopedia Federiciana Treccani.
• Errico Cuozzo, Normanni e Svevi nel Mezzogiorno d’Italia.
• Eberhard Horst, Federico II di Svevia.

nota 1: Maria, che sposò il duca Enrico II di Brabante; Beatrice, moglie di re Ottone IV; Cunegonda, che si unì in matrimonio con re Venceslao I di Boemia; e un’altra Beatrice, moglie di re Ferdinando III di Castiglia.
nota 2: Ottone era figlio di Enrico il Leone e di Matilde figlia del re Plantageneto Enrico II d’Inghilterra.

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Enrico VI di Svevia

Enrico, nacque alla fine dell’anno 1165 a Nimega (ora Nijmegen in territorio olandese), dell’imponente Federico I Barbarossa e Beatrice di Borgogna, fu presto incoronato re dei tedeschi dall’arcivescovo di Colonia ad Aquisgrana nell’agosto del 1170 e dopo la morte del padre imperatore (del 1191). 

Il giovane Enrico fu bene istruito, conosceva bene il latino, aveva ben appreso il diritto romano e il diritto canonico, era interessato all’arte e alle scienze. Secondo alcune fonti furono suoi precettori Konrad von Querfurt e Goffredo da Viterbo. 

Molti storici ritengono che la chiave per le sue ambizioni espansionistiche fu il Regno di Sicilia, che poi comprendeva tutta l’Italia a sud di Roma e alcune aree costiere del Mediterraneo nei Balcani e Nord Africa; gran parte dell’Italia del nord faceva già parte dell’impero.

Il 29 ottobre 1184 ad Augusta fu reso noto l’accordo tra Federico I ed il re di Sicilia Guglielmo II relativo al fidanzamento di Enrico con Costanza d’Altavilla figlia postuma di Ruggero II di Sicilia. 

Nell’estate 1185 Costanza, accompagnata da uno stuolo di principi e baroni, partì da Palermo alla volta di Milano, dove dovevano celebrarsi le nozze.

Le nozze furono celebrate nella chiesa di Sant’Ambrogio, il 27 gennaio del 1186, papa Urbano III non presenziò alla cerimonia.  In quella occasione Enrico fu anche incoronato re d’Italia.

Il matrimonio di Costanza d’Altavilla con Enrico di Svevia, 
miniatura tratta dal codice Chigi.

Il matrimonio di Costanza con Enrico VI è stato fondamentale per l’acquisizione dell’Italia meridionale da parte della Casa sveva. Molto probabilmente se nel 1186 non si fosse celebrato questo matrimonio o se Guglielmo II avesse avuto un erede, l’Impero non avrebbe messo le mani sul Regno di Sicilia. 

Ancora oggi non è chiaro chi sia stato l’artefice principale di questo accordo. Recentemente l’iniziativa è stata attribuita a Guglielmo II, che si sarebbe servito anche della mediazione del re d’Inghilterra. Forse il sovrano di Sicilia vide questo accordo nella prospettiva di dare un erede normanno al trono di Sicilia. Non si può escludere che l’iniziativa sia partita dalla corte sveva, infatti Federico I già in passato aveva tentato un approccio, ma senza successo. 

Dopo aver sposato Costanza d’Altavilla Enrico rivendicò il diritto civile di essere il successore di Guglielmo II di Sicilia, morto senza eredi nel 1189, ma il nipote di Costanza Tancredi (nota 1), con l’appoggio della nobiltà siciliana, si arrogò il diritto al trono di Sicilia. In questo contesto, nel novembre 1189, Tancredi fu incoronato a Palermo Re di Sicilia. Papa Clemente III, che non vedeva di buon occhio un unico sovrano della casata degli Hohenstaufen dalla Germania alla Sicilia, approvò e riconobbe l’elezione. 

Quando Enrico VI successe nel trono al padre (1191), decise subito di riconquistare il Regno di Sicilia, supportato anche dalla flotta della Repubblica pisana, da sempre fedele all’imperatore. Tuttavia, la flotta siciliana riuscì a battere la flotta pisana; l’esercito di Enrico, anche a causa di una serie di eventi sfortunati (fra tutti una pestilenza), fu decimato. Inoltre, Tancredi riuscì a catturare a Salerno la zia Costanza. 

Per il rilascio dell’imperatrice Tancredi pretese che l’imperatore scendesse a patti con un accordo di tregua. Quale gesto di buona volontà, acconsentì a consegnare Costanza a papa Celestino III che si era offerto quale mediatore; durante il viaggio verso Roma, però, il convoglio fu attaccato da una guarnigione imperiale e l’Imperatrice venne liberata. Avendo perso il prezioso ostaggio, la tregua non venne stipulata tra Tancredi ed Enrico.

La spedizione verso la Sicilia per cacciare Tancredi non riuscì anche perché in Germania ci fu una ribellione della nobiltà capeggiata da Enrico il Leone e sostenuta dal sovrano inglese Riccardo Cuor di Leone. Anche per frenare i nobili ribelli Enrico dovette far ritorno in Germania. Complotti a parte, ad Enrico non piacque il fatto che Riccardo Cuor di Leone aveva riconosciuto Tancredi come re di Sicilia.

Nel febbraio 1193, il duca Leopoldo V d’Austria era riuscito a catturare l’insidioso Riccardo Cuor di Leone nei pressi di Vienna, mentre il re inglese ritornava dalla crociata. Il sovrano inglese fu poi consegnato ad Enrico. Papa Celestino III scomunicò Enrico per aver imprigionare un sovrano crociato, ma a seguito del pagamento di un pesante riscatto (nota 2) Riccardo Cuor di Leone fu rilasciato nel mese di febbraio 1194.  

Il 20 febbraio 1194 Tancredi morì mentre era impegnato in una campagna nella parte peninsulare del regno per ridurre all’obbedienza i suoi vassalli fedeli all’imperatore. Poco tempo dopo, in circostanze non ancora chiare, morì anche il figlio Ruggero. Con la morte di Tancredi arrivò il via libera per una seconda discesa di Enrico e Costanza. 

Enrico VI, col sostegno delle flotte genovesi e pisane capeggiate dal fido Marcovaldo di Anweller, dopo essersi garantito la neutralità dei Comuni lombardi col Trattato di Vercelli del 12 gennaio 1194, riuscì a sottomettere la Sicilia. Nell’autunno del 1194, ricevette a Troia il giuramento di fedeltà dei feudatari rimasti fedeli agli Hauteville. In quella sede l’imperatore nominò Cancelliere del regno di Sicilia e Puglia il vescovo di Troia Gualtiero di Pagliara. 

A reggere il Regno era ancora la Regina vedova Sibilla di Acerra, per il conte di Lecce, il minore Guglielmo, figlio di Tancredi. Giunto nell’isola Enrico VI si fece incoronare re di Sicilia il giorno di Natale del 1194 realizzando così l’unione del regno all’impero.

Incoronazione di Enrico VI di Svevia a Palermo (codice miniato di Pietro da Eboli, il Liber ad honorem Augusti conservato presso la Burgerbobliothek di Berna 1196).
Enrico VI, imperatore dei Romani, attorniato dalle virtù, la ruota della Fortuna con Enrico in auge e Tancredi in rovina, miniatura del Liber ad Honorem Augusti  di Pietro da Eboli, fine XII secolo. Berna Burgerbobliothek.

Nel frattempo la regina Costanza, mentre si recava in Sicilia, fu costretta a fermarsi a Jesi dalla gravidanza che volgeva al termine, così il 26 dicembre del 1194 diede alla luce il futuro Federico II, al quale impose il nome di Federico Ruggero in onore dei due illustri nonni.

Nel frattempo Enrico VI a Palermo fece imprigionare Sibilla e dispose l’accecamento e l’evirazione di Guglielmo III e l’immediato trasferimento di entrambi in Germania. Contemporaneamente dispose che il magnifico tesoro reale fosse confiscato e portato in Germania.

Pur avendo annesso il Regno di Sicilia senza alcun impedimento, Enrico VI accusò di congiura laici ed ecclesiastici, contro di loro fu atroce e crudele. 

Anche il conte Riccardo d’Acerra, zio di Guglielmo, che tornava dalla crociata fu imprigionato e poi ucciso. 

Costanza, dopo aver affidato il neonato Federico alla tutela di Corrado di Urslingen Duca di Spoleto, partì per la Sicilia, senza immaginare che nell’isola avrebbe trovato malcontento, ribellioni e paura, a causa dalle atrocità di Enrico.

Dal 1196 la dinastia Hohenstaufen aveva raggiunto la massima estensione geografica ed economica del suo potere. Sulla carta, l’Inghilterra e la metà della Francia erano stati vassalli, la Danimarca e l’Ungheria riconobbero l’autorità degli Staufen. Inoltre, due terzi d’Italia, in effetti, ma tutto lo Stato Pontificio, era ormai sotto il dominio diretto di Enrico. Più lontano, i re d’Armenia (che a quei tempi si allungavano verso il Mediterraneo) e l’isola di Cipro divennero suoi vassalli.

L’Imperatore introdusse numerosi funzionari e vassalli in Sicilia e portò con sé i Cavalieri Teutonici che si insediarono a Messina e Palermo. I cavalieri Teutonici si rivelarono molto più fedeli di quanto non fossero gli Ospitalieri e i Templari. Enrico VI collocò suoi uomini di fiducia in posizioni chiave, innanzitutto nei castelli sul confine settentrionale, importanti strategicamente, in quanto garantivano il collegamento con l’Italia del nord. Così a Marquardo di Anweller fu affidata la Marca di Ancona, il ducato di Romagna e – dopo la morte di Corrado di Lützelhardt (1197) – la contea di Molise, mentre a suo fratello Filippo, diede la Toscana e l’amministrazione dei feudi di Matilde di Canossa. Cancelliere dell’Impero era sempre Gualtierio di Pagliara il quale aveva passato molti anni in esilio in Germania. Corrado di Urslingen di Spoleto fu nominato Vicario del Re.

Nessuna di queste iniziative era gradita ai baroni normanni e longobardi che si ribellarono. Questa situazione portò, nel 1197, ad una spietata repressione delle rivolte nell’Italia del sud.

Enrico contemplava anche una conquista di Costantinopoli che ebbe inizio quello stesso anno. Guidati da Corrado di Wittelsbach, arcivescovo di Magonza, partì un primo contingente di questa spedizione, ma mentre aveva già conquistato Sidone e Beirut giunse la notizia della morte di Enrico VI a Messina (28 settembre 1197), allora sia il prelato sia i crociati fecero ritorno in Sicilia. Con la morte dell’Imperatore il Regno di Sicilia tornò nuovamente nel caos. 

Ad Enrico succedette il figlio di appena tre anni, il futuro Federico II. La moglie Costanza, che gli sopravvisse poco più di un anno, fu reggente nel Regno.

I principi tedeschi elessero Imperatore Ottone IV di Brunswick.

Enrico è sepolto nella cattedrale di Palermo, la stessa dove venne incoronato. Accanto alla tomba sono della moglie e del figlio Federico II.

Nota 1: Il conte Tancredi di Lecce era figlio naturale di Ruggero III di Puglia (il figlio maggiore di re Ruggero II di Sicilia) e di Emma dei conti di Lecce (figlia di Accardo II), divenne conte di Lecce nel 1149.

Nota 2: Il riscatto per rilasciare Riccardo Cuor di Leone ammontò a 100.000 marchi d’argento (pari a 36 tonnellate d’argento), inoltre Riccardo doveva riconoscere l’imperatore suo signore feudale. 

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Giovanni Senzaterra

Giovanni Senzaterra fu membro del casato dei Plantageneti, che arrivavano dal centro-nord della Francia, originariamente conti d’Angiò, si legarono alla monarchia normanna d’Inghilterra e successivamente ne divennero successori. Giovanni nacque ad Oxford il 24 dicembre del 1167, fu re d’Inghilterra dal 1199 al 1216, è noto soprattutto per aver concesso la Magna Charta.

Figlio ultimogenito del re Enrico II e di Eleonora d’Aquitania, non ricevette dal padre alcuna eredità (da qui il soprannome di “senzaterra”). Nel 1189, si unì al fratello Riccardo I Cuor di Leone nella ribellione contro il padre e, quando Riccardo venne incoronato, ricevette numerosi titoli e proprietà.
Riccardo, dopo aver combattuto in Terra Santa nella Terza crociata, mentre faceva ritorno verso l’Inghilterra fu catturato dal duca Leopoldo d’Austria – che lo consegnò all’imperatore Enrico VI – e fu trattenuto prigioniero in Austria. Giovanni, approfittando di questa situazione, tentò di usurpare la corona.
Riccardo fu liberato nel 1194 dietro il pagamento di un enorme riscatto, così poté fare ritorno in patria appena in tempo per sventare il tentativo del fratello di usurpare la Corona; successivamente i fratelli si riconciliarono.

Giovanni Senzaterra

Alla morte di Riccardo, nel 1199, Giovanni salì al trono, ma dovette affrontare una rivolta dei baroni, che si allearono con il re Filippo II Augusto di Francia. Giovanni dovette cedere a Filippo quasi tutti i suoi possedimenti francesi. Nel 1207 si oppose alla nomina di Stephen Langton ad arcivescovo di Canterbury, ma il papa Innocenzo III lo scomunicò e cominciò a trattare con Filippo II per invadere l’Inghilterra.
Giovanni si piegò e si riconobbe vassallo del papa. Nel 1213 cercò di riconquistare i suoi possedimenti d’oltremanica alleandosi con l’imperatore Ottone IV di Brunswick, in una guerra contro Filippo II Augusto e il giovane Federico II, ma subì una nuova e definitiva sconfitta nella battaglia di Bouvines (1214).

La Magna Charta Libertatum
Approfittando della debolezza del re, i baroni si unirono per costringerlo a rispettare i loro diritti e privilegi, e nel 1215 lo obbligarono a firmare la Magna Charta.

Giovanni Senzaterra concede la Magna Charta il 15 giugno del 1215 – antico disegno.

La Magna Charta libertatum sanciva le «antiche libertà» d’Inghilterra, che il sovrano doveva impegnarsi a non violare.

Tra i documenti più importanti del Medioevo c’è senza ombra di dubbio la Magna Charta Libertatum “Grande Carta delle libertà”. Questo documento, concesso in un momento di debolezza politica di Giovanni Senzaterra, tra i tanti articoli sancisce limiti precisi al potere del sovrano, infatti si stabiliva che anche lui doveva sottostare alla legge.
La Magna Charta è considerata il primo atto sottoscritto a garanzia delle libertà individuali, ancora oggi viene considerata un elemento fondamentale del moderno stato di diritto.
I temi trattati sono innumerevoli e vanno dalla vedovanza alle pene per i vari reati, dalle tasse ai diritti di successione, fino all’impossibilità del re di fare imprigionare gli aristocratici e gli uomini liberi senza un regolare processo.
Alcune clausole di questo documento sono ancora oggi in vigore nel sistema legislativo inglese. Nello stesso documento è sancita la libertà inviolabile della Chiesa conservandone tutti i diritti. Un’altra clausola ancora presente oggi è quella che stabilisce il mantenimento di libertà e consuetudini della città di Londra valide anche per altre città importanti all’epoca, oltre all’indipendenza doganale.

Papa Innocenzo III, al quale Giovanni Senzaterra aveva prestato omaggio feudale per riceverne l’investitura su Inghilterra e Irlanda, annullò con una bolla la Magna Charta in nome della difesa della sovranità della Chiesa, coincidente con quella del sovrano.

Giovanni, dopo aver ottenuto dal papa lo scioglimento dal vincolo del giuramento, entrò in guerra contro i baroni. Morì il 18 ottobre del 1216 nel castello di Newark nel Nottinghamshire, mentre la campagna contro i baroni era ancora in corso: gli succedette il figlio Enrico che aveva ancora 9 anni. La Magna Charta fu promulgata nuovamente nel 1216 da Guglielmo il Maresciallo reggente del giovane Enrico III. Enrico la emanò nuovamente nel 1225 in cambio di nuove tasse; suo figlio, Edoardo I, lo fece nuovamente nel 1297, confermandola come parte della legge statutaria dell’Inghilterra. La carta confluì dunque nella vita politica inglese venendo rinnovata da ogni sovrano.

La Magna Charta libertatum.

Va ricordato che Isabella, figlia di Giovanni Senzaterra, andò in sposa a Federico II di Svevia nel 1235, fu madre di Enrico detto Carlotto, morto in tenera età, e morì a Foggia nel 1241.

DALLA MAGNA CHARTA LIBERTATUM CONCESSA DA RE GIOVANNI SENZATERRA NEL 1215: «[…] La Città di Londra godrà di tutte le antiche libertà e libere consuetudini […]. Un uomo libero non potrà essere colpito da ammenda per un piccolo delitto che proporzionalmente a questo delitto; non potrà esserlo per un grande delitto che proporzionalmente alla gravità di questo delitto, ma senza perdere il suo feudo […]. I conti e i baroni non potranno essere colpiti da ammenda che dai loro pari, e proporzionalmente al delitto commesso […]. Tutti i mercanti potranno, se non ne avranno anteriormente ricevuto pubblico diniego, liberamente e in tutta sicurezza uscire dall’Inghilterra e rientrarvi, soggiornarvi e viaggiarvi […]».

NOTE BIBLIOGRAFICHE ESSENZIALI (CUI SI RIMANDA PER LE INDICAZIONI SULLE FONTI)
• R. Manselli, L’Europa medioevale, Utet, Torino 1979, vol. II, pp. 917-952.
• C. Carozzi, Le monarchie feudali: Francia e Inghilterra, in La Storia. I grandi problemi dal Medioevo all’Età contemporanea, vol. II, Il Medioevo, Utet, Torino 1986-1988.
• G. Duby, La Domenica di Bouvines, trad. it. Einaudi, Torino 1977
• F. Cardini, La politica mediterranea di Federico II, in «Tabulae», 28-29 (2003).
• Jim Bradbury, Philip Augustus and King John: Personality and History, 2007.
• Mario Caravale, Magna carta libertatum, Il mulino 2020


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GUGLIELMO II detto il Buono

Guglielmo II, noto come “Guglielmo il Buono,” nacque nel dicembre del 1153 da Guglielmo I “il Malo”, re di Sicilia figlio di re Ruggero II, e da Margherita di Navarra. Questi soprannomi, che potrebbero essere fuorvianti, probabilmente riflettono il rapporto di questi sovrani con la nobiltà siciliana. Tuttavia, nella Divina Commedia Dante collocò Guglielmo II nel Paradiso. Essendo deceduti i fratelli maggiori Ruggero nel 1161 e Roberto nel 1165, alla morte del padre, avvenuta a Palermo il 7 maggio 1166, Guglielmo salì al trono nel maggio 1166, a soli dodici anni sotto la reggenza della madre Margherita. La regina Margherita è stata coadiuvata da un consiglio di reggenza di tre familiares: il vescovo di Siracusa, Riccardo Palmer, il notaio Matteo d’Aiello e il gaito Pietro. Margherita dopo un pò di tempo, non ritenne più opportuno affidarsi ai funzionari che aveva nominato suo marito, ma chiamò dalla Navarra il fratellastro, Rodrigo Garcés, che nominò conte di Montescaglioso, il cugino, Stefano di Perche, che nominò cancelliere e vescovo di Palermo, ed altri parenti cui affidò il governo del regno. 
Questo comportamento scontentò sia i baroni che i funzionari, italici e saraceni, e portò ad una rivolta capeggiata da Matteo d’Aiello, che in un primo tempo fu imprigionato, ma in seguito riuscì ad avere la meglio e a fare allontanare i navarresi ed i francesi. Margherita era abituata al dissenso, avendo vissuto, con il marito, tali esperienze con la rivolta guidata da Matteo Bonnellis nel 1160, che causò la morte di uno dei suoi figli. Comprensibilmente, lei fu molto protettiva verso Guglielmo, che imparò bene diverse lingue, compreso l’arabo. Furono precettori di Guglielmo prima Gualtiero (per alcuni Gualtiero di Offamil) e poi Pietro di Blois. 
Margherita allora istituì un nuovo consiglio di reggenza costituito da il vescovo di Siracusa Riccardo Palmer, il notaio Matteo d’Aiello, e Gualtiero, Gentile Tuscus vescovo di Agrigento, Romualdo Guarna, Giovanni vescovo di Malta, Ruggero conte di Geraci, Riccardo di Mandra, Enrico conte di Montescaglioso e il Gaito Riccardo.
Le prime cose che il consiglio di reggenza realizzo furono, ancora una volta, all’impronta della conciliazione con la popolazione e con la nobiltà. Vennero concessi condoni anche fiscali, furono infeudate alcune contee vacanti e furono accolti nuovamente nel Regno gli esiliati Tancredi di Lecce e Roberto di Loritello.

Ritratto di re Guglielmo II


Margherita era una donna forte e coraggiosa, chiese spesso consigli all’Arcivescovo di Canterbury, Thomas Becket, con il quale tenne una fitta corrispondenza. Becket le diede solo un appoggio morale, mentre Margherita lo appoggiò nella controversia che lo opponeva al re d’Inghilterra Enrico II.  Quando Becket fu ucciso nel 1170 la regina di Sicilia concesse rifugio alla famiglia di Thomas Becket. 
Guglielmo trascorse gran parte della sua giovinezza al di fuori Palermo, in castelli come quello di San Marco di Alunzio, raggiunse la maggior età nel 1171. 
Gli intrighi di vescovi e nobili hanno favorirono una lotta di potere a corte, e questo certamente influenzò gli atteggiamenti del sovrano Guglielmo. 
Grazie al nuovo sovrano il regno ritornò agli antichi splendori, Guglielmo tentò di porre rimedio agli errori del padre ed in buona parte vi riuscì. Nominò Vicecancelliere Matteo d’Ajello, ebbe un grande rispetto di tutti i gruppi etnici presenti in città, riaffidò ai musulmani le vecchie cariche sottratte e diede la giusta importanza ai feudatari ai quali affidò moltissime cariche a corte e nell’esercito. 
Il governo passò poi nelle mani di Gualtiero, a cui si deve anche la costruzione della Cattedrale di Palermo. 
Come spesso capita ci furono diversi tentativi per assicurare una consorte al re di Sicilia. Inizialmente si ipotizzo il matrimonio di Guglielmo con la principessa bizantina, Maria, figlia dell’imperatore Manuele I Comneno, ma presto gli accordi per questa unione fallirono. Nel 1173 papa Alessandro III si oppose al matrimonio tra il re normanno e Sofia, figlia di Federico I Barbarossa. Poi nel 1176 fu inviato in Inghilterra l’arcivescovo di Capua Alfano di Camerota ed il vescovo di Troia, Elia.
Questi negoziarono il matrimonio con la figlia di Enrico II d’Inghilterra, per instaurare un’alleanza fra gli Altavilla e i Plantageneti. Questa missione ebbe successo e la principessa fu condotta nell’isola. A Palermo il 13 febbraio 1177 Guglielmo sposò Giovanna Plantageneto (1165-1199), sorella di Riccardo Cuor di Leone. In occasione di questo matrimonio i nobili inglesi raccontarono dello sfarzo e del lusso della corte normanna.
Da questa unione non nacquero figli e ciò spinse Guglielmo, per assicurare un erede al trono di Sicilia, ad acconsentire alle nozze dell’ormai matura zia Costanza (la figlia postuma di Ruggero II) con Enrico di Svevia, figlio di Federico Barbarossa, il futuro Enrico VI.
Ritenuto da molti giusto, indulgente e tollerante, Guglielmo II conquistò l’opinione degli storiografi anche perché seppe proteggere gli intellettuali del tempo, soprattutto i poeti arabi. Con Guglielmo i musulmani mantennero una larga rappresentanza di governo e di religione e a Palermo c’erano anche alcune moschee. 
Il viaggiatore arabo Ibn Giubair lo ha descritto, forse per il suo atteggiamento benevolo verso i mussulmani, come un monarca “quasi-musulmano”.  
Segni visibili del regno di Guglielmo sono ancora oggi il magnifico Duomo di Monreale e l’abbazia benedettina di Monreale, cui seguì la costruzione della Cuba e della Zisa a Palermo.

Mosaico che ritrae Guglielmo che dona il duomo di Monreale alla Vergine Maria – Dedicazione del Duomo di Monreale.

Il Duomo di Monreale, dedicato alla Vergine Maria, fu realizzato per mostrare al mondo che Guglielmo era ormai un re maturo disposto ad esercitare tutto il potere che gli veniva dalla corona. Ciò è testimoniato da un mosaico che raffigura la sua incoronazione fatta direttamente da Cristo a imitazione del mosaico della Chiesa della Martorana che mostra Ruggero II incoronato da Cristo. La costruzione di questa grande chiesa, e la creazione di una diocesi a poche miglia da Palermo, fu una delle sue azioni più importanti.

Mosaico che raffigura Guglielmo incoronato direttamente dal Cristo – Duomo di Monreale

La sua politica interna e politica estera fu ambiziosa, ma Guglielmo raramente si avventurò lontano dalla Sicilia. 
Diresse abili trattative con il Sacro Romano Impero, con i comuni dell’Italia settentrionale, e con i regni dei Balcani e del Mediterraneo orientale, dove le forze siciliane riuscirono a conquistare dei territori. Dopo un lungo periodo di conflitti, fece un trattato di pace con l’imperatore d’Oriente Isacco Angelo Comneno.
Con Guglielmo II detto il Buono l’isola visse un periodo di pace.
Guglielmo morì a Palermo, quando aveva 36 anni, il 18 novembre 1189 senza eredi, venne sepolto ai piedi dell’altare maggiore del Duomo di Monreale, così che chi officiava la Messa doveva inginocchiarsi sulla tomba di Guglielmo. Il cardinale Torres nel 1500 diseppellì il corpo del re e gli fece costruire un sepolcro rinascimentale, accanto a quello del padre Guglielmo I.

Duomo di Monreale – Il sarcofago rinascimentale che conserva le spoglie mortali di Guglielmo II d’Altavilla.

Si può affermare che l’epoca normanna della Sicilia sia finita con lui. Nel giro di pochi anni l’epoca della dinastia degli Hohenstaufen di Svevia arrivò in Sicilia e Federico II ne fu il suo massimo esponente.

Bibliografia:

  • David Abulafia, Federico II. Un imperatore medievale, Enaudi, Torino, 1993.
  • Errico  Cuozzo, Normanni e Svevi nel Mezzogiorno d’Italia.
  • Fulvio Delle Donne, «Gualtiero». In : Dizionario Biografico degli Italiani Vol. LX, Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2003, pp. 224–227 (on line).
  • J. M. Martin, Errico Cuozzo, Federico II Le tre capitali del regno Palermo – Foggia – Napoli, Procaccini Editore, Napoli, 1995.

  • Hubert Houben, Normanni tra Nord e Sud. Immigrazione e acculturazione nel Medioevo, Di Renzo Editore, Roma 2003
  • Fulvio Delle Donne – L’elaborazione dell’immagine di Costanza d’Altavilla nel Due e Trecento. Incroci di tradizioni tra cronache meridionali e centro-settentrionali, tra Dante e Boccaccio. Reti Medievali Rivista, 21, 1 (2020).

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